• Il cinema d’animazione di Manfredo Manfredi

    On: 28 novembre 2020
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    In sessant’anni di carriera Manfredo Manfredi e la sua arte animata hanno attraversato la storia stessa del cinema italiano, e ne sono una manifestazione concreta. Manfredi ha lavorato per la TV nei primi anni sessanta, poi come tanti giovani della sua generazione – da Brocani a Olmi – per la mitica Corona Cinematografica, quando legge e soldi lo consentivano; per un breve periodo ha continuato in solitudine, auto-producendosi, e tra il 1980 e la metà dei ’90 ha fatto parte di una società, la Cineteam, con la quale ha realizzato film, decine di sigle per programmi Rai, spot pubblicitari. Nei vent’anni successivi si dedica esclusivamente alla pittura, arte che pratica fin dall’infanzia. Nel 2015 ritorna al cinema realizzando un nuovo film, auto-prodotto, a cui abbiamo avuto l’onore di dare il nostro amichevole apporto.
    In queste lunghe fasi sono radicalmente cambiati tempi, temi, possibilità, denari e modi, e Manfredo ha continuato a portare avanti la sua sperimentazione, la ricerca artistica, la sensibilità narrativa, lavorando quasi sempre da solo o con troupe ridottissime, intrecciando tali pratiche produttive allo sviluppo di decine di tecniche e di storie differenti, senza mai minare la propria coerenza artistica.
    A dimostrarlo è la sua filmografia di cui pubblichiamo vari esempi, da K.O. del 1969 a Lo spirito della notte del 2018, oltre a un provino inedito per il VI Canto dell’Inferno di Dante e a una selezione di sigle per storici programmi televisivi. (gs)

    Una breve biografia e dei testi critici.

    K.O. (1969)
    Regia, soggetto e animazione: Manfredo Manfredi; musica: Franco Brugnolini; fotografia: Elio Gagliardo; produzione: Corona Cinematografica
    E’ la storia di un doppio fallimento. L’ambulanza attraversa la notte, i medici cercano di salvare un uomo, il suo cuore pulsa ancora. Su un ponte della ferrovia un altro uomo accovacciato presso i binari, è un ex pugile, oggi venditore di noccioline nello stesso stadio dove un tempo gareggiava. Dal flusso dei suoi ricordi assistiamo al suo ultimo incontro fino al K.O. finale che si va a collegare con la scena iniziale del film con l’ambulanza, i medici e il cuore che lentamente si ferma. L’uomo dal ponte si lancia nel vuoto ma viene salvato….
    E’ mattina, il primo sole scopre l’uomo seduto presso il fiume… la vita continua.

    IL MURO (1970)
    Regia, soggetto e animazione:  Manfredo Manfredi; musica: Vieri Tosatti; fotografia: Franco Zambelli; produzione: Corona Cinematografica
    Un film sugli orrori della guerra e sulla responsabilità morale dell’artista che vuole rappresentarla.
    Il film di taglio gotico è del 1970, sono quelli gli anni della grande paura della Bomba, la guerra fredda domina la politica internazionale e il conflitto del Vietnam è agli esordi. L’idea del film parte proprio da queste paure che tanto animavano le coscienze di allora. Il film è una riflessione sulla violenza e sulla pretesa “verità” dell’opera d’arte: la verità sta nella vita, l’arte è un sogno… forse.
    Il film si avvale dei miei primi tentativi di pittura diretta sia sotto l’occhio della ripresa, sia direttamente sulla pellicola.

    Medaglia di Bronzo alla X° edizione del Cartamen di Barcellona.

    NUVOLE (1975)
    Regia, soggetto e animazione: Manfredo Manfredi; musica: a cura di Aldo Raparelli; fotografia: Franco Zambelli; produzione: Corona Cinematografica
    Nel buio profondo qualcosa si muove. Un piccolo germe ostinatamente si propone alla vita con caparbia determinazione. Prima lottando contro misteriose forze che lo vorrebbero distruggere, poi crescendo e fortificandosi sotto l’indifferente sguardo di un ampio cielo percorso da nuvole che pigramente trasmigrano, seguendo l’ininterrotto flusso del tempo. Il film è una metafora della vita, un ciclo si è chiuso ma nel buio profondo già qualcosa si muove…

    IMMAGINI (1976)
    Regia, soggetto e animazione Manfredo Manfredi; musica a cura di Aldo Raparelli; fotografia Franco Zambelli; produzione Corona Cinematografica.
    Una successione di emozioni visive in una specie di rotocalco filmato dove i brani seguono una logica ironico/drammatica che pone in luce con evidenza le manie, le paure e i miti che scuotevano la società neo-consumistica di quegli anni, cercando però di superare la pura cronaca per avventurarsi in una riflessione sul senso del vedere e dell’immaginare.
    La tecnica usata va dal disegno in diretta al rotoscope al work in progress, al citazionismo, alla contaminazione fotografica.


    DEDALO (1976)
    Regia, soggetto e animazione Manfredo Manfredi; musica a cura di Aldo Raparelli; fotografia Sergio Faiella; produzione Cineteam.
    L’apertura di una finestra per il vento, nell’interno vuoto un uomo e una donna siedono uno di fronte all’altro. L’uomo si alza per chiudere la finestra ma passando dietro alla donna, la afferra, la soffoca, la uccide. Poi la storia si srotola in un continuo rimbalzo di situazioni dove la percezione del presente, del passato o della pura immaginazione, si sovrappongono sfumando i propri limiti che diventano ambigui e allusivi fino alla chiusura del cerchio e del racconto.
    Come all’inizio: il vento, l’apertura della finestra, l’uomo e la donna, l’uomo che si alza e sfiora la donna con una mano che ricambia voltandosi in un gesto affettuoso e complice, poi l’uomo chiude la finestra… Nulla è successo?… Un film sull’ambiguità delle cose in un labirinto memoriale.

    Dedalo vinse nel 1976 il primo premio al Festival di Ottawa e nello stesso anno una Nomination agli Oscar, nel 1977 il Premio Label in Francia, nel 1979 il Nastro d’Argento in Italia.

    Canto VI dell’Inferno della Divina Commedia di Dante – Provino (1992)
    Regia e animazione: Manfredo Manfredi; voce: Carlo D’Angelo; produzione: Cineteam
    Il provino faceva parte di un progetto ambizioso che ha lasciato tracce ma che non arrivò mai a concretizzarsi. Rimangono vari provini, studi, storyboard (completi quelli del I° e del XXVI° Canto) e la realizzazione completa del Canto XXVI° (quello di Ulisse) che entrò poi nel progetto Rai Educational Mondo 3.
    Il provino del VI° Canto ha la durata di circa 3′ e si riferisce alla discesa di Dante e Virgilio all’interno del terzo Cerchio dei golosi, dall’incontro con Cerbero fino all’apparizione di Ciacco. La tecnica usata è quella del rotoscope.

    Canto XXVI dell’Inferno della Divina Commedia di Dante (1997)
    Regia e animazione: Manfredo Manfredi; Lettura: Vittorio Sermonti; Produzione: Cineteam
    Un’interpretazione filmica pittorica sul testo integrale del Canto di Ulisse, letto da Vittorio Sermonti.
    Era difficile dare forma a quell’oceano infinito che è l’Inferno di Dante, a questo scopo cercai una tecnica che mi potesse dare grande libertà di espressione e che avesse anche possibilità di una “luce interiore”. A questo scopo scelsi una pittura ad olio, da eseguirsi su un vetro frapposto tra la cinepresa e la fonte luminosa in modo da ricavarne una luce come filtrata da una vetrata.
    Questa tecnica di pittura in diretta, comportava ampi rischi primo fra tutti l’impossibilità della ripetizione in caso d’errore. Per alcuni passaggi con effetti, feci anche uso di una fotocopiatrice usandola con movimenti manuali.

    Il film entrò nel progetto RAI Educational Mondo 3.

    Le città invisibili (1998)
    Regia e animazione: Manfredo Manfredi; fotografia: Franco Sorichetti; produzione: Cineteam
    L’Istituto Italiano degli Studi Filosofici Mondo 3 di RAI Educational, mi invitò a dare un’interpretazione ad uno dei tanti testi della grande letteratura mondiale, scelti da un comitato internazionale di esperti, da inserirsi poi, con altre testimonianze, all’interno di una Enciclopedia Multimediale che si stava creando.
    Scelsi “Le città invisibili” di Italo Calvino che già amavo e che, per il suo modo visionario, sentivo particolarmente vicino. Da un punto di vista stilistico ho scelto il disegno su carta, mi interessava il senso fluido del racconto, la magia onirica del ricordo nel ritmo ripetuto del tempo.
    Riaffiora poi il reale che riconduce lo spettatore al foglio di carta che svela il quotidiano esibendo i processi di costruzione del film: i disegni all’interno del fotogramma svelano i numeri d’identificazione delle scene, i nomi delle città, il quotidiano insomma riconquista lo spazio.

    LO SPIRITO DELLA NOTTE (2018)
    Regia, soggetto e animazione Manfredo Manfredi; suono e musica Andrea Martignoni; realizzato in collaborazione con Nomadica.
    L’artista ritorna nel suo atelier, di notte. Le fantasie, le inquietudini, i ricordi si sovrappongono e prendono vita, fino all’alba, quando il mondo riprende la routine quotidiana.
    Note di regia: La notte è spesso intesa come un luogo altro, uno spazio dionisiaco dove aleggia il dubbio opposto all’apollinea certezza del giorno. Uno spazio dove la mente si avventura, all’approssimarsi del sogno, nel groviglio dei sensi oppure nella più lucida speculazione intellettuale. La notte è però anche un luogo dell’Arte: ed è a questo luogo mentale e fisico che si ispira questo breve film che nasce dopo un lungo periodo di riflessione rispetto al cinema d’animazione.

    Sigle TV (’78/’90)
    Per tutti gli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 pensai e realizzai per RAI TV molte sigle per programmi culturali, di cinema e d’intrattenimento. Avevo molta libertà d’azione e quindi ebbi modo di dare sfogo alla fantasia e sperimentare nuove tecniche. In quegli stessi anni, seguendo il mio istinto o forse reagendo alla marea crescente delle nuove tecnologie elettroniche, ho spesso usato una tecnica di grande semplicità e complessità insieme, quella cioè di lavorare direttamente, fotogramma per fotogramma, sotto la macchina da presa: un work in progress che concedeva ampi spazi all’estro e all’improvvisazione.

    • Carosello (sigla, 1962)
    • Rai. Di tutto di più.
    • Il fascino dell’insolito. Itinerari nella letteratura dal gotico alla fantascienza. A cura di Angelo Ivaldi.
    • Una lingua per tutti. Il russo.
    • L’urlo della città. Metropoli e violenza nel cinema americano anni ’70. A cura di Enrico Ghezzi.
    • Tutto Shakespeare. A cura di Giampiero Maccioni. Consulenza letteraria di Agostino Lombardo. Direzioni artistica di Maurizio Scaparro.
    • Tutto Shakespeare (versione inedita).
    • Germania pallida madre. A cura di Vieri Razzini e Enrico Ghezzi.
    • Schegge di futuro. Science fiction ’70/’80. A cura di Enrico Ghezzi.
    • Cinque storie inquietanti. A cura di Carlo Di Carlo.
    • Una certa idea della Francia (secondo ciclo). Chabrol, Granier-Deferre e (affettuosamente) anche gli altri… A cura di Claudio G. Fava
    • Il giallo ha mille occhi. A cura di Carlo Brancaleoni, Marzia Positano, Anna Albanese, Vieri Razzini.
    • Sette passi nel fantastico. A cura di Nedo Ivaldi.
    • Gegorvit (spot)

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  • 17th Animateka – International Animated Film Festival

    On: 20 novembre 2020
    In: Senza categoria
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    Lo Spirito della Notte” di Manfredo Manfredi, aprirà la 17a edizione di Animateka International Animated Film Festival. Il festival sloveno si terrà – ovviamente online – dal 30nov al 12dic.
    Grazie al team e ai membri della giuria – tra cui Paola Bristot!

    Festival opening

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  • Cineteca Slovena, Lubiana. “Labirinti di luce” un programma a cura di Nomadica.

    On: 7 gennaio 2020
    In: Senza categoria
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    Cineteca Slovena, Lubiana. 16 Gennaio 2020, h20.00
    “Labirinti di luce”, un programma a cura di Nomadica.
    In collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Lubiana
    Saranno presenti Giulia Mazzone e Giuseppe Spina

    Nomadica è un network per il cinema di ricerca che ha sede in Italia. In modo del tutto libero dalle trafile distributive e produttive, Nomadica sostiene la creazione e la circolazione di opere realizzate da cineasti e artisti che lavorano in modo autonomo. Dei sei film d’animazione che compongono il programma solo il primo Il muro (1970) ha alle spalle una società di produzione (la mitica Corona Cinematografica, società romana che dalla fine degli anni ’40 produsse migliaia di film non solo di autori affermati ma anche di giovani cineasti sperimentali), ma questa e le altre opere sono il risultato di gesti artistici solitari e/o appartati. Ed è proprio l’atto di creazione – come luce che emerge, è contenuta ed esplode dal buio – che diviene il tema centrale e la suggestione alla base del percorso qui proposto.

    fotogrammi da “La Divina Commedia – Inf., XXVI” di Manfredo Manfredi

    Manfredo Manfredi (MM), nato nel 1934, studia architettura e nel 1958 si diploma in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Roma, che negli anni ’60, è uno dei centri artistici più attivi al mondo: suoi amici sono Pascali, Kounellis, Ceroli, Piruca, artisti che hanno segnato la ricerca italiana. La sua sperimentazione nel campo del cinema d’animazione inizia nel 1963 e pur appartenendo alla fase in cui MM seguiva le classiche tecniche dell’animazione, Il muro presenta delle rilevanti ibridazioni: il disegno su rodoide si intreccia alla pittura animata e all’elaborazione di emulsione su pellicola, con un ritmo incalzante e ricco di sovrapposizioni e fader incrociati.
    Con Dedalo (1976) MM si ritrova per la prima volta a lavorare in totale solitudine: una matita a carboncino e dei fogli di carta, non crea movimenti e zoom con la verticale (strumento usato nel cinema d’animazione classico, la macchina da presa veniva fissata su un’asse verticale e dall’alto veniva mossa per dare movimento ai disegni) ma li disegna direttamente sul foglio, creando una sorta di scatola cinese. Allarga il quadro del fotogramma rispetto all’area del disegno, e mette in mostra l’illusione stessa dell’animazione, ne rivela il meccanismo artistico. Grazie all’unicità della sua forza poetica Dedalo riceve il Gran Premio al festival d’animazione d’Ottawa e una nomination all’Oscar.
    Negli anni a seguire MM lavora all’interno della società Cineteam, realizzando sigle TV e spot pubblicitari che sono veri esperimenti tecnici e artistici, e così bisognerà attendere gli anni ’90 per giungere a nuove importanti opere. Tra queste proponiamo il Canto XXVI dell’Inferno di Dante (1997), realizzato con la tecnica della pittura su vetro. Pennellata dopo pennellata, frame dopo frame, l’artista compone i suoi quadri, li trasforma e li distrugge. Non resta traccia dei dipinti se non nella pellicola che li ha impressionati e nella memoria di ognuno di noi.
    Nomadica è anche e soprattutto una zona franca fatta di legami e di incontri. Lo scambio e l’intreccio tra artisti, intellettuali, tecnici, porta a nuovi percorsi da esplorare. Così la collaborazione con MM ha condotto alla realizzazione del suo Lo spirito della notte (2018). Dopo quasi vent’anni fuori dal cinema e interamente dedicati alla pittura, sfodera un linguaggio vivace e divertito, “giocando” con decine di tecniche, affrontando il digitale e confermando la sua maestria. L’incontro avviene con Giuseppe Spina, che in questo film si occupa del montaggio e aiuta MM alla regia, e con Andrea Martignoni che ne cura i suoni.
    Gli ultimi anni sono stati al contempo segnati da una serie di incontri: in collaborazione con Leonardo Carrano, artista legato al cinema d’animazione sperimentale, è nato Màcula (2018), bizzarra e cupa opera che intreccia disegni su carta, differenti elaborazioni chimiche su emulsione Fujifilm 35mm, la voce e i testi del genio del teatro italiano Antonio Rezza e la musica del M° Ennio Morricone. Màcula ha alla base degli studi sul fenomeno entoptico (entós ‘dentro’ e optikós ‘del vedere’), si tratta di percezioni visive, macchie di luce, che si generano direttamente all’interno del globo oculare, soprattutto in condizioni prolungate di oscurità. Luminous variations in the city skies (2019), è ad oggi l’ultima animazione, un film realizzato con migliaia di lastre fotografiche degli anni ’50, da noi ritrovate alla Torre della Specola di Bologna: uno sguardo silenzioso verso le stelle e il passato, attraverso l’invenzione – ancora un atto creativo – di un grande scienziato.

    http://www.kinoteka.si
    http://www.kinoteka.si/si/463/748/Animateka_Labirinti_svetlobe.aspx
    https://www.facebook.com/events/602923716942062/

    PROGRAMMA (durata 70 minuti)

    Il muro di Manfredo Manfredi (Ita, 12’, 1970)
    Il muro riflette sulla condizione dell’arte di fronte alla distruzione della società post-atomica. Attraverso situazioni allegoriche dipinte con suggestive animazioni dai tratti marcati e aspri che prediligono i toni cromatici freddi, il film ritrae con dura rassegnazione lo sguardo e l’impossibilità di un’artista davanti al destino di morte e consunzione di un’intera società.


    Dedalo di Manfredo Manfredi (Ita, 11’, 1976)
    Composto da disegni su carta dai forti contrasti chiaroscurali, il film esprime una tensione metafisica attraverso un raffinato equilibrio grafico e una trama onirica che evidenzia una chiara dimensione autoriale e d’artista.

    Dante. La Divina Commedia, Inferno, Canto XXVI di Manfredo Manfredi (Ita, 10’, 1997)
    È il canto di Ulisse, ci si trova nell’ottava Bolgia dell’ottavo Cerchio dell’Inferno, il girone infernale dove sono puniti i consiglieri di frode. Realizzato con la tecnica della pittura su vetro.

    Lo spirito della notte di Manfredo Manfredi (Ita, 12’, 2018)
    L’artista ritorna nel suo atelier, di notte. Le fantasie, le inquietudini, i ricordi si sovrappongono e prendono vita, fino all’alba, quando il mondo riprende la routine quotidiana.
    “La notte è spesso intesa come un luogo “altro” dove la mente si avventura nell’approssimarsi del sogno o nella lucida speculazione intellettuale. La notte è spesso un luogo dell’arte ed è a questo spazio fisico e mentale che si rivolge questo breve film” (MM).
    Màcula di Giuseppe Spina e Leonardo Carrano (Ita, 19’, 2018)
    In un indefinito spazio nero emerge a fatica la figura di un essere. Màcula ha contorni vaghi, vive nel buio come può e il suo sistema nervoso è sganciato, acrobatico verso la dissoluzione. Il film è un duello tra luce e buio, tra l’elaborazione di pellicola 35mm e i disegni animati su fondo nero. Il testo e la voce sono di Antonio Rezza, la musica di Ennio Morricone.
    Luminous variations in the city skies di Giuseppe Spina (Ita, 6’, 2019)
    Tra il 1932 e il 1957, alla Torre della Specola di Bologna, fu inventata una tecnologia ottica che rivoluzionò il metodo di osservazione dello Spazio. Una serie di specchi esagonali affiancati l’uno all’altro, vennero posti alla base della torre. Perpendicolare agli specchi venne montata una macchina fotografica mobile, che impressionò migliaia di lastre di vetro, compiendo una rassegna sistematica del cielo zenitale della città. Fu l’astronomo triestino Guido Horn D’Arturo a ideare e realizzare in trent’anni di ricerche lo “specchio a tasselli”, oggi alla base dei telescopi più avanzati. Le lastre fotografiche – ricche di immagini puntiformi, e oggi di macchie ed emulsioni deteriorate dal tempo – sono state riprese mediante processi di ingrandimento e cinematografate.

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  • Lubiana, Cineteca Slovena / Nomadica, labirinti di luce.

    On: 7 gennaio 2020
    In: 2020, Senza categoria
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    Cineteca Slovena, Lubiana. 16 Gennaio 2020, h20.00
    “Labirinti di luce”, un programma a cura di Nomadica
    (saranno presenti Giulia Mazzone e Giuseppe Spina)

    Nomadica è un network per il cinema di ricerca che ha sede in Italia. In modo del tutto libero dalle trafile distributive e produttive, Nomadica sostiene la creazione e la circolazione di opere realizzate da cineasti e artisti che lavorano in modo autonomo. Dei sei film d’animazione che compongono il programma solo il primo Il muro (1970) ha alle spalle una società di produzione (la mitica Corona Cinematografica, società romana che dalla fine degli anni ’40 produsse migliaia di film non solo di autori affermati ma anche di giovani cineasti sperimentali), ma questa e le altre opere sono il risultato di gesti artistici solitari e/o appartati. Ed è proprio l’atto di creazione – come luce che emerge, è contenuta ed esplode dal buio – che diviene il tema centrale e la suggestione alla base del percorso qui proposto.
    Manfredo Manfredi (MM), nato nel 1934, studia architettura e nel 1958 si diploma in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Roma, che negli anni ’60, è uno dei centri artistici più attivi al mondo: suoi amici sono Pascali, Kounellis, Ceroli, Piruca, artisti che hanno segnato la ricerca italiana. La sua sperimentazione nel campo del cinema d’animazione inizia nel 1963 e pur appartenendo alla fase in cui MM seguiva le classiche tecniche dell’animazione, Il muro presenta delle rilevanti ibridazioni: il disegno su rodoide si intreccia alla pittura animata e all’elaborazione di emulsione su pellicola, con un ritmo incalzante e ricco di sovrapposizioni e fader incrociati.
    Con Dedalo (1976) MM si ritrova per la prima volta a lavorare in totale solitudine: una matita a carboncino e dei fogli di carta, non crea movimenti e zoom con la verticale (strumento usato nel cinema d’animazione classico, la macchina da presa veniva fissata su un’asse verticale e dall’alto veniva mossa per dare movimento ai disegni) ma li disegna direttamente sul foglio, creando una sorta di scatola cinese. Allarga il quadro del fotogramma rispetto all’area del disegno, e mette in mostra l’illusione stessa dell’animazione, ne rivela il meccanismo artistico. Grazie all’unicità della sua forza poetica Dedalo riceve il Gran Premio al festival d’animazione d’Ottawa e una nomination all’Oscar.
    Negli anni a seguire MM lavora all’interno della società Cineteam, realizzando sigle TV e spot pubblicitari che sono veri esperimenti tecnici e artistici, e così bisognerà attendere gli anni ’90 per giungere a nuove importanti opere. Tra queste proponiamo il Canto XXVI dell’Inferno di Dante (1997), realizzato con la tecnica della pittura su vetro. Pennellata dopo pennellata, frame dopo frame, l’artista compone i suoi quadri, li trasforma e li distrugge. Non resta traccia dei dipinti se non nella pellicola che li ha impressionati e nella memoria di ognuno di noi.
    Nomadica è anche e soprattutto una zona franca fatta di legami e di incontri. Lo scambio e l’intreccio tra artisti, intellettuali, tecnici, porta a nuovi percorsi da esplorare. Così la collaborazione con MM ha condotto alla realizzazione del suo Lo spirito della notte (2018). Dopo quasi vent’anni fuori dal cinema e interamente dedicati alla pittura, sfodera un linguaggio vivace e divertito, “giocando” con decine di tecniche, affrontando il digitale e confermando la sua maestria. L’incontro avviene con Giuseppe Spina, che in questo film si occupa del montaggio e aiuta MM alla regia, e con Andrea Martignoni che ne cura i suoni.
    Gli ultimi anni sono stati al contempo segnati da una serie di incontri: in collaborazione con Leonardo Carrano, artista legato al cinema d’animazione sperimentale, è nato Màcula (2018), bizzarra e cupa opera che intreccia disegni su carta, differenti elaborazioni chimiche su emulsione Fujifilm 35mm, la voce e i testi del genio del teatro italiano Antonio Rezza e la musica del M° Ennio Morricone. Màcula ha alla base degli studi sul fenomeno entoptico (entós ‘dentro’ e optikós ‘del vedere’), si tratta di percezioni visive, macchie di luce, che si generano direttamente all’interno del globo oculare, soprattutto in condizioni prolungate di oscurità. Luminous variations in the city skies (2019), è ad oggi l’ultima animazione, un film realizzato con migliaia di lastre fotografiche degli anni ’50, da noi ritrovate alla Torre della Specola di Bologna: uno sguardo silenzioso verso le stelle e il passato, attraverso l’invenzione – ancora un atto creativo – di un grande scienziato.

    http://www.kinoteka.si
    http://www.kinoteka.si/si/463/748/Animateka_Labirinti_svetlobe.aspx

    PROGRAMMA (durata 70 minuti)

    Il muro di Manfredo Manfredi (Ita, 12’, 1970)
    Il muro riflette sulla condizione dell’arte di fronte alla distruzione della società post-atomica. Attraverso situazioni allegoriche dipinte con suggestive animazioni dai tratti marcati e aspri che prediligono i toni cromatici freddi, il film ritrae con dura rassegnazione lo sguardo e l’impossibilità di un’artista davanti al destino di morte e consunzione di un’intera società.


    Dedalo di Manfredo Manfredi (Ita, 11’, 1976)
    Composto da disegni su carta dai forti contrasti chiaroscurali, il film esprime una tensione metafisica attraverso un raffinato equilibrio grafico e una trama onirica che evidenzia una chiara dimensione autoriale e d’artista.

    Dante. La Divina Commedia, Inferno, Canto XXVI di Manfredo Manfredi (Ita, 10’, 1997)
    È il canto di Ulisse, ci si trova nell’ottava Bolgia dell’ottavo Cerchio dell’Inferno, il girone infernale dove sono puniti i consiglieri di frode. Realizzato con la tecnica della pittura su vetro.

    Lo spirito della notte di Manfredo Manfredi (Ita, 12’, 2018)
    L’artista ritorna nel suo atelier, di notte. Le fantasie, le inquietudini, i ricordi si sovrappongono e prendono vita, fino all’alba, quando il mondo riprende la routine quotidiana.
    “La notte è spesso intesa come un luogo “altro” dove la mente si avventura nell’approssimarsi del sogno o nella lucida speculazione intellettuale. La notte è spesso un luogo dell’arte ed è a questo spazio fisico e mentale che si rivolge questo breve film” (MM).

    Màcula di Giuseppe Spina e Leonardo Carrano (Ita, 19’, 2018)
    In un indefinito spazio nero emerge a fatica la figura di un essere. Màcula ha contorni vaghi, vive nel buio come può e il suo sistema nervoso è sganciato, acrobatico verso la dissoluzione. Il film è un duello tra luce e buio, tra l’elaborazione di pellicola 35mm e i disegni animati su fondo nero. Il testo e la voce sono di Antonio Rezza, la musica di Ennio Morricone.

    Luminous variations in the city skies di Giuseppe Spina (Ita, 6’, 2019)
    Tra il 1932 e il 1957, alla Torre della Specola di Bologna, fu inventata una tecnologia ottica che rivoluzionò il metodo di osservazione dello Spazio. Una serie di specchi esagonali affiancati l’uno all’altro, vennero posti alla base della torre. Perpendicolare agli specchi venne montata una macchina fotografica mobile, che impressionò migliaia di lastre di vetro, compiendo una rassegna sistematica del cielo zenitale della città. Fu l’astronomo triestino Guido Horn D’Arturo a ideare e realizzare in trent’anni di ricerche lo “specchio a tasselli”, oggi alla base dei telescopi più avanzati.  Le lastre fotografiche – ricche di immagini puntiformi, e oggi di macchie ed emulsioni deteriorate dal tempo – sono state riprese mediante processi di ingrandimento e cinematografate.

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  • Lo Spirito della Notte in anteprima – luglio 2018

    On: 10 luglio 2018
    In: Senza categoria
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    “Lo spirito della notte”, il nuovo capolavoro del maestro Manfredo Manfredi, realizzato con la collaborazione di Nomadica, verrà presentato in anteprima nazionale ad Animavì Festival internazionale del cinema d’animazione poetico, Pergola, l’11 luglio. E al 2º Festival ECRÃ, presso la Cinemateca do MAM, Rio de Janeiro, il 17 luglio

     


    Lo spirito della notte (The spirit of the night)

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