• The Wish to be a Red Indian

    On: 20 gennaio 2020
    In: 2020, Senza categoria
    Views: 678
     Like


    «If one were only an Indian, instantly alert, and on a racing horse, leaning against the wind, kept on quivering jerkily over the quivering ground, until one shed one’s spurs, for there needed no spurs, threw away the reins, for there needed no reins, and hardly saw that the land before one was smoothly shorn heath when horse’s neck and head would be already gone». (Franz Kafka, “The Wish to be a Red Indian”, Meditations, 1904-1912)

    NOMADICA presents
    The Wish to be a Red Indian
    a film program curated by Riccardo Re
    January 31, 2020 – h21.00 (open at h19.30)
    Menomale, via de’ Pepoli, Bologna
    fb event

    Night Horse
    Jeroen Van Der Stock, Belgium | 2019 | HD | Sound | 19’
    A horse in different shapes, obscurity, digital artefacts and an electroacoustic soundscape are the main travelers on an abstract journey through the night. ​–A short film entirely based on footage from unsecured live surveillance cameras–


    Wishful Thinking
    Allan Brown, Canada | 2017 | Super8 | Sound | 13’
    Trotters come round the bend with Immanuel Velikovsky as race caller. Why can’t we believe in “if” anymore. “the audio interference that he (Brown) whips up and cycles has the effect of sounding like a brewing storm. The stuttering images of horse-drawn chariots again evoke a coming apocalypse. Is Brown wishing for the end of the world, or for aesthetic gale winds that can bring order to chaos?” (Greg deCuir, curator/programmer)


    Dreamland
    Allan Brown, Canada | 2018 | Super8 + HD | Sound | 13’
    Accented by collaged radio audio fog of alien invasion paranoia, oneiric images from Serbia fuse with the Canadian Shield of northern Quebec. Dreamland is a conjuring of spectres through hypnotic frequencies; a journey through alien landscapes and brutalist dreams.


    The Glass Note
    Mary Helena Clark, US | 2018 | HD | Sound | 9’
    In The Glass Note, a collage of sound, image, and text explore cinema’s inherent ventriloquism. Across surface and form, the video reflects on voice, embodiment, and fetish through the commingling of sound and image.


    D’étranges vues et de joyeux vestiges
    Guillaume Mazloum, France | 2018 | 16mm | Silent | 12’
    Accumulation of worried images, which were meticulously manipulated. Those strange views are accompanied by joyful vestiges, some words gleaned from renowned or dark poets, sometimes even from the enraged walls of the city. Those proud gleams, those removable faces, those moving bodies, become the elements of a research about vision and gaze, the protagonists of a nascent dialog, the traces of times and places that we still have to observe.


    Read More
  • Nomadica in Senses of Cinema’s World Poll 2019

    On: 20 gennaio 2020
    In: Senza categoria
    Views: 165
     Like

    In Senses of Cinema’s World Poll 2019, Stefano Miraglia (Movimcat / The Moving Image Catalog) includes two programs of Nomadica’s Weekend On the Moon:
    Field Studies: Rose Lowder and Scott Hammen“, curated by Francisco Algarín Navarro and “Nervous twitching” (Martin Arnold’s Gross Anatomies coupled with Paul Sharits’ Epileptic Seizure Comparison), curated by Rinaldo Censi.

    World Poll 2019 — Part 5

    Read More
  • Lubiana, Cineteca Slovena / Nomadica, labirinti di luce.

    On: 7 gennaio 2020
    In: 2020, Senza categoria
    Views: 290
     Like

    Cineteca Slovena, Lubiana. 16 Gennaio 2020, h20.00
    “Labirinti di luce”, un programma a cura di Nomadica
    (saranno presenti Giulia Mazzone e Giuseppe Spina)

    Nomadica è un network per il cinema di ricerca che ha sede in Italia. In modo del tutto libero dalle trafile distributive e produttive, Nomadica sostiene la creazione e la circolazione di opere realizzate da cineasti e artisti che lavorano in modo autonomo. Dei sei film d’animazione che compongono il programma solo il primo Il muro (1970) ha alle spalle una società di produzione (la mitica Corona Cinematografica, società romana che dalla fine degli anni ’40 produsse migliaia di film non solo di autori affermati ma anche di giovani cineasti sperimentali), ma questa e le altre opere sono il risultato di gesti artistici solitari e/o appartati. Ed è proprio l’atto di creazione – come luce che emerge, è contenuta ed esplode dal buio – che diviene il tema centrale e la suggestione alla base del percorso qui proposto.
    Manfredo Manfredi (MM), nato nel 1934, studia architettura e nel 1958 si diploma in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Roma, che negli anni ’60, è uno dei centri artistici più attivi al mondo: suoi amici sono Pascali, Kounellis, Ceroli, Piruca, artisti che hanno segnato la ricerca italiana. La sua sperimentazione nel campo del cinema d’animazione inizia nel 1963 e pur appartenendo alla fase in cui MM seguiva le classiche tecniche dell’animazione, Il muro presenta delle rilevanti ibridazioni: il disegno su rodoide si intreccia alla pittura animata e all’elaborazione di emulsione su pellicola, con un ritmo incalzante e ricco di sovrapposizioni e fader incrociati.
    Con Dedalo (1976) MM si ritrova per la prima volta a lavorare in totale solitudine: una matita a carboncino e dei fogli di carta, non crea movimenti e zoom con la verticale (strumento usato nel cinema d’animazione classico, la macchina da presa veniva fissata su un’asse verticale e dall’alto veniva mossa per dare movimento ai disegni) ma li disegna direttamente sul foglio, creando una sorta di scatola cinese. Allarga il quadro del fotogramma rispetto all’area del disegno, e mette in mostra l’illusione stessa dell’animazione, ne rivela il meccanismo artistico. Grazie all’unicità della sua forza poetica Dedalo riceve il Gran Premio al festival d’animazione d’Ottawa e una nomination all’Oscar.
    Negli anni a seguire MM lavora all’interno della società Cineteam, realizzando sigle TV e spot pubblicitari che sono veri esperimenti tecnici e artistici, e così bisognerà attendere gli anni ’90 per giungere a nuove importanti opere. Tra queste proponiamo il Canto XXVI dell’Inferno di Dante (1997), realizzato con la tecnica della pittura su vetro. Pennellata dopo pennellata, frame dopo frame, l’artista compone i suoi quadri, li trasforma e li distrugge. Non resta traccia dei dipinti se non nella pellicola che li ha impressionati e nella memoria di ognuno di noi.
    Nomadica è anche e soprattutto una zona franca fatta di legami e di incontri. Lo scambio e l’intreccio tra artisti, intellettuali, tecnici, porta a nuovi percorsi da esplorare. Così la collaborazione con MM ha condotto alla realizzazione del suo Lo spirito della notte (2018). Dopo quasi vent’anni fuori dal cinema e interamente dedicati alla pittura, sfodera un linguaggio vivace e divertito, “giocando” con decine di tecniche, affrontando il digitale e confermando la sua maestria. L’incontro avviene con Giuseppe Spina, che in questo film si occupa del montaggio e aiuta MM alla regia, e con Andrea Martignoni che ne cura i suoni.
    Gli ultimi anni sono stati al contempo segnati da una serie di incontri: in collaborazione con Leonardo Carrano, artista legato al cinema d’animazione sperimentale, è nato Màcula (2018), bizzarra e cupa opera che intreccia disegni su carta, differenti elaborazioni chimiche su emulsione Fujifilm 35mm, la voce e i testi del genio del teatro italiano Antonio Rezza e la musica del M° Ennio Morricone. Màcula ha alla base degli studi sul fenomeno entoptico (entós ‘dentro’ e optikós ‘del vedere’), si tratta di percezioni visive, macchie di luce, che si generano direttamente all’interno del globo oculare, soprattutto in condizioni prolungate di oscurità. Luminous variations in the city skies (2019), è ad oggi l’ultima animazione, un film realizzato con migliaia di lastre fotografiche degli anni ’50, da noi ritrovate alla Torre della Specola di Bologna: uno sguardo silenzioso verso le stelle e il passato, attraverso l’invenzione – ancora un atto creativo – di un grande scienziato.

    http://www.kinoteka.si
    http://www.kinoteka.si/si/463/748/Animateka_Labirinti_svetlobe.aspx

    PROGRAMMA (durata 70 minuti)

    Il muro di Manfredo Manfredi (Ita, 12’, 1970)
    Il muro riflette sulla condizione dell’arte di fronte alla distruzione della società post-atomica. Attraverso situazioni allegoriche dipinte con suggestive animazioni dai tratti marcati e aspri che prediligono i toni cromatici freddi, il film ritrae con dura rassegnazione lo sguardo e l’impossibilità di un’artista davanti al destino di morte e consunzione di un’intera società.


    Dedalo di Manfredo Manfredi (Ita, 11’, 1976)
    Composto da disegni su carta dai forti contrasti chiaroscurali, il film esprime una tensione metafisica attraverso un raffinato equilibrio grafico e una trama onirica che evidenzia una chiara dimensione autoriale e d’artista.

    Dante. La Divina Commedia, Inferno, Canto XXVI di Manfredo Manfredi (Ita, 10’, 1997)
    È il canto di Ulisse, ci si trova nell’ottava Bolgia dell’ottavo Cerchio dell’Inferno, il girone infernale dove sono puniti i consiglieri di frode. Realizzato con la tecnica della pittura su vetro.

    Lo spirito della notte di Manfredo Manfredi (Ita, 12’, 2018)
    L’artista ritorna nel suo atelier, di notte. Le fantasie, le inquietudini, i ricordi si sovrappongono e prendono vita, fino all’alba, quando il mondo riprende la routine quotidiana.
    “La notte è spesso intesa come un luogo “altro” dove la mente si avventura nell’approssimarsi del sogno o nella lucida speculazione intellettuale. La notte è spesso un luogo dell’arte ed è a questo spazio fisico e mentale che si rivolge questo breve film” (MM).

    Màcula di Giuseppe Spina e Leonardo Carrano (Ita, 19’, 2018)
    In un indefinito spazio nero emerge a fatica la figura di un essere. Màcula ha contorni vaghi, vive nel buio come può e il suo sistema nervoso è sganciato, acrobatico verso la dissoluzione. Il film è un duello tra luce e buio, tra l’elaborazione di pellicola 35mm e i disegni animati su fondo nero. Il testo e la voce sono di Antonio Rezza, la musica di Ennio Morricone.

    Luminous variations in the city skies di Giuseppe Spina (Ita, 6’, 2019)
    Tra il 1932 e il 1957, alla Torre della Specola di Bologna, fu inventata una tecnologia ottica che rivoluzionò il metodo di osservazione dello Spazio. Una serie di specchi esagonali affiancati l’uno all’altro, vennero posti alla base della torre. Perpendicolare agli specchi venne montata una macchina fotografica mobile, che impressionò migliaia di lastre di vetro, compiendo una rassegna sistematica del cielo zenitale della città. Fu l’astronomo triestino Guido Horn D’Arturo a ideare e realizzare in trent’anni di ricerche lo “specchio a tasselli”, oggi alla base dei telescopi più avanzati.  Le lastre fotografiche – ricche di immagini puntiformi, e oggi di macchie ed emulsioni deteriorate dal tempo – sono state riprese mediante processi di ingrandimento e cinematografate.

    Read More
  • Nomadica @UNSEEN FESTIVAL2019

    On: 23 settembre 2019
    In: Senza categoria
    Views: 261
     Like

    “Luminous variations in the city skies” by Giuseppe Spina, will be shown at “The Unseen Festival 2019” in Counterpath in Denver, USA, in the program titled “Cosmic Noise” on Tuesday September 24th
    About the movie
    The program “COSMIC NOISE” at Counterpath – Unseen Festival

    Read More
  • Roger Deutsch a Bologna (incontro e proiezioni)

    On: 12 maggio 2019
    In: Senza categoria
    Views: 438
     Like

     

    Roger DeutschQuattro racconti (incontro + proiezioni)
    Mercoledì 15 maggio 2019 – racconti h19.30, proiezioni h21.30
    Menomale – Bologna
    in collaborazione con MOVIMCAT – The Moving Image Catalog

    Roger Deutsch (Green Bray, Wisconsin, 1952). Nel 1979 esordisce scrivendo e co-producendo il film di culto Blank Generation di Ulli Lommel, con Richard Hell, Carol Bouquet e Andy Warhol. Dopo vari film horror a basso budget con il ruolo di produttore esecutivo, nel 1983 realizza il suo primo film da regista, Dead People, vincitore di vari premi nel circuito dei festival indipendenti americani (Ann Arbor, Iowa City, Black Maria). Dal 1993 al 2002 insegna sceneggiatura a Roma, dove ha girato il suo primo lungometraggio da regista, Suor Sorriso (Sister Smile), con Ginevra Colonna e Antonio Salines, biopic di Jeanine Deckers, suora cantante morta suicida nel 1985. Dal 2009 al 2015 lavora a Repetition, un ciclo di 5 film con titoli musicali, creati con found footage. Da uno dei personaggi di Repetition, trae la storia per The Boy on the Train, del 2016, che scrive, dirige e produce, e che vince il Best Narrative Feature al Dallas Video Festival. Nel 2018 completa Fathers and Sons che racconta la storia della sua famiglia paterna, dal 1745 al 2017, concentrandosi sulla morte misteriosa di Sigmund, il nonno, del 1926.
    Roger Deutsch vive attualmente a Budapest.

    Il programma proposto, dal suo primo film a una nuova opera in anteprima mondiale, si focalizza sul modo in cui l’autore costruisce le sue storie servendosi di materiali autobiografici, fiction, film di famiglia e immagini d’archivio, mescolando costantemente finzione e realtà. Il programma è parte di un tour italiano (Torino, Milano, Bologna, Roma) – altre info qui.


    Saranno proiettati:

    Dead People
    (1974/1983/2005) 17′
    Mario Makes a Movie (1987/2004) 12′
    Father and Sons (2018) 30′
    It’s About Time (2019) 8′

     

    Su Dead People

    “…recent films of Roger Deutsch, works that hover over the issues of memory and disappearance and that cannily keep nostalgia at a distance while seeming to be drowning in it. In Dead People Deutsch tells the fictionalized history of “Frank” an elderly black man whom he actually befriended. But since the notion of friendship suggests a certain sort of reciprocity, perhaps it would be accurate to call Frank an object of fascination, a “found object upon which Deutsch could project his own stereotypes …This kind of self betraying candor is all over Dead People and it functions not as apologetic bluster but as incisive self critique. Deutsch’s adoration of “otherness” and it’s relegation to the position of temporary fancy expose not only the subtler varieties of racism but also shows how time altered his original perspective on the project. …marked by memorable moments filtered through a kind of foggy chiaroscuro. Shots of rambling highways, desolate main streets and a ‘dead’ Frank being shaved for his funeral encircle the film with a black-and-whiteness that functions both literally and metaphorically. It is a melancholy exposition of race, life and death in economically depressed small town America.
    …Deutsch’s illuminating picturings push close to film’s ability to reactivate the feel of that which has disappeared; but rather than lolling in the shelter of the simulative, these films subtly questions their characters’ relation to history and to their own deaths. They are portraits that remind us these characters are done, through with, no more: yet at the same time they bring them “to life.” They question cinema’s ability to formalize, to resuscitate and to re-represent the past.” Barbara Kruger, ARTFORUM

     

    Su Mario Makes a Movie

    “From the first frames – a series of portraits of adults with special needs – we engage in this moving, emotionally dense human drama. The integration of text, image, music, and heartfelt dialogue is masterfully constructed as we navigate between issues of truth, beauty, reality and intuitive image-making. Mario’s images are often painfully beautiful, and the closing sequence of family footage is simultaneously illuminating, troubling, and deeply touching.” Black Maria Film Festival

     

    Su Fathers and Sons

    “Chronicling the history of his family from 1787 to now while looking for the answers to some buried secrets regarding certain relatives, Roger Deutsch soothingly voices over his latest effort – a poetic, travelogue-esque 30-minute documentary which takes the viewer on an engaging personal journey from Hungary to America and back via beautiful vintage photographs, grainy home movies (that often look better than professional and persistently stand the test of time), as well as his own impressionistic footage, with the unique experience enhanced by excellent musical choices.” Nilola Gocić

     

    Read More