• Carolina Rivas

    On: 12 Marzo 2013
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    El color de los olivos

    México/ Palestina, 2006, 01:37:00
    una produzione CREADORESCONTEMPORÁNEOS
    un film di Carolina Rivas

    Sinossi
    Come molte famiglie palestinesi, gli Amer vivono circondati dall’infame muro costruito in Cisgiordania. La loro vita quotidiana è oppressa da porte automatiche, lucchetti e dalla costante presenza dei soldati.
    Attraverso una lente delicata scopriamo il mondo privato degli otto membri della famiglia. Nel trascorrere dei giorni, si rivelano le continue lotte e i piccoli dettagli della loro vita, come le amicizie con i compagni di scuola, gli alberi d’olivo, i due piccoli asini.
    La storia della famiglia Amer è il punto di partenza per una riflessione più complessa sulle conseguenze della segregazione razziale, le frontiere e l’assurdità della guerra. Il documentario ci mostra un aspetto sconosciuto del popolo palestinese.

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  • Jacopo Chessa

    On: 11 Marzo 2013
    In: Senza categoria
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    12 frammenti, 2005-2008, 00:30:00

    formato di ripresa: Dvcam
    formato di proiezione: Dvcam, mini Dv, DVD, Betacam SP, Digibeta
    regia, fotografia, montaggio: Jacopo Chessa
    presenze (interpreti): Paola Infelise, Roxanne Mitralias, Melania Comoretto, Flavia Pasquini, Giorgia Serughetti, Paola Ferrero, Noa Steimatsky, Melita Mandalà, Andrea Spinelli, Tom Cruise, Penelope Cruz (questi ultimi poco riconoscibili perché li ho ripresi da lontano).

    Sinossi
    12 frammenti è un autoritratto in forma di film. Preciso che un autoritratto non è necessariamente autobiografico. Non contiene, cioè, elementi narrativi di una vita, o di alcuni episodi di essa. L’autoritratto, per come lo intendo io, è prima di tutto una superficie sulla quale si riflettono esperienze immaginarie. In esse trovano spazio i sogni, i desideri, i ricordi di un passato prenatale, le proiezioni di futuro che va al di là dell’umano. Un autoritratto è anche un esercizio sui limiti del proprio corpo e, come tale, questo piccolo viaggio in immagini si configura come lo scioglimento della dimensione intima in un universo di oggetti, luoghi, dettagli e ritmi. Dodici frammenti, perché dodici sono i mesi dell’anno e girai il primo nel gennaio 2005 riproponendomi una cadenza mensile, neanche lontanamente rispettata.
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    alice_2


    Alice e Zhuang Zi, 2010, 00:07:00

    formato di ripresa: Dvcam
    formato di proiezione: Dvcam, mini Dv, DVD, Betacam SP, Digibeta
    regia, fotografia, montaggio: Jacopo Chessa
    presenze (interpreti): Chiara Cavalli.

    Sinossi
    Alice è quella che attraversa lo specchio, Zhuang Zi quello che sogna la farfalla. In un certo senso questo è il tredicesimo dei frammenti – dei quali ho mantenuto il ritmo spezzato e il soffocamento di ogni potenziale sviluppo descrittivo prima ancora che narrativo – ma è anche un prologo, un’ouverture di quello che potrebbe essere, per me, un film sulla Cina. Un film che, con ogni probabilità, non realizzerò mai.

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    L’accordo

    Italia, 2011, 00:52:00
    fotografia Andrea Spinelli, Ernaldo Data, Flavia Pasquini, Corrado Borsa, Lorenzo Bona, Emanuele Segre interventi Giorgio Airaudo, Cesare Annibaldi, Fausto Bertinotti, Alberto Campisi, Sergio Chiamparino, Sergio Cofferati, Angelo d’Orsi, Aldo Enrietti, Giuseppe Farina, Domenico Guarna, Maurizio Landini, Nina Leone, Pasquale Loiacono, Claudio Maulicino, Antonella Palumbo, Pietro Perotti, Maurizio Peverati, Bruno Vitali, Gustavo Zagrebelsky
    voce over Eugenia Bak
    musica Ludwig van Beethoven, Quartetto op. 59 n. 3 “Rasumowsky”
    post-produzione audio Tino Paratore
    regia e montaggio Jacopo Chessa

    Sinossi
    Il 13 e il 14 gennaio 2011, i lavoratori delle carrozzerie di Mirafiori sono chiamati a votare un referendum su un nuovo accordo con la Fiat. Come a Pomigliano qualche mese prima, anche ai lavoratori di Mirafiori la dirigenza Fiat chiede un impegno produttivo maggiore che si traduce in una serie di rinunce. Il referendum, osteggiato dalla sola Fiom, è accettato dal 56% dei lavoratori. Il nuovo accordo, che ha come obiettivo il rilancio di Mirafiori sotto il segno di Fiat e Chrysler, ridisegna drasticamente i rapporti tra lavoratori e padronato. Ridefinisce anche il ruolo del sindacato, escludendo dalla rappresentanza la Fiom, non firmataria del testo.
    Chi ha attaccato l’accordo ha parlato di una nuova era dei rapporti sindacali, di un mutamento storico, della sconfitta della classe operaia; chi l’ha difeso ha visto nella promessa di un investimento formulata da Marchionne un’opportunità da non perdere. Di certo, lo scontro tra queste diverse posizioni ha portato a una nuova attenzione, mediatica e da parte della società civile, verso il mondo operaio.
    Il film è stato realizzato grazie al contributo della Fondazione della Comunità di Mirafiori Onlus.

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  • Mirta Morrone

    On: 11 Marzo 2013
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    Radio La Colifata

    Italia/ Argentina, 2004, 00:33:00
    di Valentina Monti e Mirta Morrone

    Sinossi
    Radio “La Colifata” (in lunfardo, gergo dei bassifondi argentini, colifata significa folle) trasmette dal cortile dell’ospedale neuropsichiatrico Jose T. Borda di Buenos Aires, ogni sabato pomeriggio, da oltre 12 anni. A Radio la Colifata si parla di politica, musica, attualità…e le rubriche sono totalmente gestite dai colifatos. La voce dei colifatos raggiunge e oggi, grazie a Internet, supera i confini dell’Argentina. Nell’aprile del 2003, il giorno precedente alle elezioni presidenziali in Argentina, le prime elezioni dopo la tremenda recessione del 2001, Radio La Colifata organizza una elezione simbolica per permettere anche a coloro che la società ha condannato e rinchiuso di esprimersi e di esercitare il diritto di voto. I candidati alla presidenza sono i soliti tre peronisti: Nestor Krichner, Adolfo Rodriguez Saa, Carlos Menem, due volte presidente e un ruolo da protagonista nell’infinita tragedia argentina. L’unico volto nuovo è incarnato da Elisa Carriò fondatrice dell’Ari, (Alternativa por una Republica de Iguales) seguono le solite altre piccole realtà politiche che poco contano in Argentina. L’elezione si svolge nel rispetto, per quanto possibile in un ospedale psichiatrico, delle regole di voto. Vengono costituiti sei seggi composti da un presidente, uno scrutatore e un segretario che si muovono all’interno dell’ospedale psichiatrico per permettere a tutti i pazienti di partecipare. Terminata la votazione i colifatos procedono con lo scrutinio. Il risultato delle elezioni dentro e fuori è pressochè identico, ma ciò che e’ veramente straordinario in questo documentario e’ l’atto di democrazia realizzato da Radio La Colifata all’interno di una istituzione chiusa come un ospedale psichiatrico. Il film si muove su quel labile confine che separa normalità e follia, fiction e non fiction, democrazia e coercizione ed intreccia due livelli di narrazione: la radio come strumento dalla duplice valenza, terapeutica per i pazienti – la terapia della parola – e destigmatizzante del rapporto società-follia e le elezioni politiche in Argentina. “Radio La Colifata” ha vinto nel 2005 il primo concorso nazionale di audiovisivi sulla salute mentale di Nocera Inferiore “Un altro sguardo è possibile”.

    > Primo premio al Romadocfest 2005.

     

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  • Valentina Monti

    On: 11 Marzo 2013
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    Radio La Colifata

    Italia/ Argentina, 2004, 00:33:00
    di Valentina Monti e Mirta Morrone

    Sinossi
    Radio “La Colifata” (in lunfardo, gergo dei bassifondi argentini, colifata significa folle) trasmette dal cortile dell’ospedale neuropsichiatrico Jose T. Borda di Buenos Aires, ogni sabato pomeriggio, da oltre 12 anni. A Radio la Colifata si parla di politica, musica, attualità…e le rubriche sono totalmente gestite dai colifatos. La voce dei colifatos raggiunge e oggi, grazie a Internet, supera i confini dell’Argentina. Nell’aprile del 2003, il giorno precedente alle elezioni presidenziali in Argentina, le prime elezioni dopo la tremenda recessione del 2001, Radio La Colifata organizza una elezione simbolica per permettere anche a coloro che la società ha condannato e rinchiuso di esprimersi e di esercitare il diritto di voto. I candidati alla presidenza sono i soliti tre peronisti: Nestor Krichner, Adolfo Rodriguez Saa, Carlos Menem, due volte presidente e un ruolo da protagonista nell’infinita tragedia argentina. L’unico volto nuovo è incarnato da Elisa Carriò fondatrice dell’Ari, (Alternativa por una Republica de Iguales) seguono le solite altre piccole realtà politiche che poco contano in Argentina. L’elezione si svolge nel rispetto, per quanto possibile in un ospedale psichiatrico, delle regole di voto. Vengono costituiti sei seggi composti da un presidente, uno scrutatore e un segretario che si muovono all’interno dell’ospedale psichiatrico per permettere a tutti i pazienti di partecipare. Terminata la votazione i colifatos procedono con lo scrutinio. Il risultato delle elezioni dentro e fuori è pressochè identico, ma ciò che e’ veramente straordinario in questo documentario e’ l’atto di democrazia realizzato da Radio La Colifata all’interno di una istituzione chiusa come un ospedale psichiatrico. Il film si muove su quel labile confine che separa normalità e follia, fiction e non fiction, democrazia e coercizione ed intreccia due livelli di narrazione: la radio come strumento dalla duplice valenza, terapeutica per i pazienti – la terapia della parola – e destigmatizzante del rapporto società-follia e le elezioni politiche in Argentina. “Radio La Colifata” ha vinto nel 2005 il primo concorso nazionale di audiovisivi sulla salute mentale di Nocera Inferiore “Un altro sguardo è possibile”.

    > Primo premio al Romadocfest 2005.

     

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  • Cristina Mantis

    On: 11 Marzo 2013
    In: Senza categoria
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    Il carnevale di Dolores

    Italia, 2008, 01:15:00
    produzione: Rio film – Cristina Mantis- Filippo Mauceri – Michele Afferrante
    formato: Beta SP – DVD
    di Cristina Mantis

    Il film documentario “Il carnevale di Dolores” inizia con una sorta di prologo di Evio Botta, “sindaco dei barboni”. Da qui si passa alla storia dell’estrosa ed eccentrica Giuseppina Coluccelli detta “Dolores” e di tutte le sue rocambolesche vicissitudini per ottenere una casa. Nell’arco di circa sette anni assistiamo alla sua talvolta esilarante ma di certo amara deriva, che la porta dapprima a lasciare dallo sgabuzzino di una fatiscente pensione dove riparava la notte (culminante con l’intervento della polizia e l’arresto della proprietaria) e, successivamente, alla strada… Durante il disagiato percorso, tutta una serie di “sconfinamenti” ed incontri fortuiti con chi popola il mondo sommerso dei senza dimora, in cui pure confluisce l’eco dei “nuovi poveri”.
    Co-protagonisti del doc ambientato quasi interamente a Roma, altri due senza dimora: Marcello Sediani ed Evio Botta. Il primo è un barbone alla disperata ricerca di una casa che riuscirà, con suo sommo orgoglio, ad equipaggiare alla meglio una roulotte scoperta a Ostia, in via Modesta Valenti, la strada “virtuale” creata dal comune. L’altro è appunto Evio Botta, sindaco dei barboni, da anni strenuo difensore dei suoi “cittadini” e delle sue idee sullo scollamento esistente tra lo stato e le emergenze di chi si vede negato il diritto ad abitare.
    Dopo un’incursione nel Centro Docce di San Martino ai Monti dove un numero esiguo di volontari, capitanati da Suor Maria Carla, si dà da fare come può per dare ai bisognosi almeno la possibilità di farsi una doccia e cambiarsi d’abito, è proprio Evio che, nella sua invettiva contro il significato offensivo dei dormitori, suggerisce una possibile soluzione, sostenendo la necessità di creare al più presto delle case famiglia “autogestite”, in cui ciascuno possa avere una propria camera da abitare, e portando ad esempio quanto è stato realizzato con il progetto “Gli amici di Valentina”. L’abitazione che, seppur fatiscente, offre tuttora un domicilio dignitoso a un gruppo di persone disagiate, risale infatti a un suo stesso progetto, realizzato – dopo molte battaglie – nel 1990 assieme ad Adamo Di Pippo, rappresentante della “Via Lattea Onlus” , associazione che si occupa dei senza tetto, e che è volta più che ad una forma di assistenzialismo ad un vero e proprio reinserimento. Da qui sembra quasi naturale il passaggio ad Emmaus, il movimento di comunità creato dall’Abbè Pierre nel lontano 1949, in cui la regola principe è la condivisione e l’auto-sostentamento attraverso un mercatino in cui merce di seconda mano, lucidata e messa a nuovo, diventa per i membri della comunità un’occupazione e il pane con cui dignitosamente nutrirsi. Incongruenze nell’assistenza sociale, mani legate del volontariato, carenza di strutture per un effettivo reinserimento e molti luoghi comuni sui barboni, difficili da sradicare.
    Su tutto, domina il filtro della coraggiosa autoironia che caratterizza le diverse persone che via via s’incontrano e che, come Dolores, anche se non risolveranno i propri problemi, manterranno sempre intatta la loro speciale capacità di astrarsi dalla loro povertà, senza mai concedere l’anima alla miseria.

     

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