• Cineteca Slovena, Lubiana. “Labirinti di luce” un programma a cura di Nomadica.

    On: 7 gennaio 2020
    In: Senza categoria
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    Cineteca Slovena, Lubiana. 16 Gennaio 2020, h20.00
    “Labirinti di luce”, un programma a cura di Nomadica.
    In collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Lubiana
    Saranno presenti Giulia Mazzone e Giuseppe Spina

    Nomadica è un network per il cinema di ricerca che ha sede in Italia. In modo del tutto libero dalle trafile distributive e produttive, Nomadica sostiene la creazione e la circolazione di opere realizzate da cineasti e artisti che lavorano in modo autonomo. Dei sei film d’animazione che compongono il programma solo il primo Il muro (1970) ha alle spalle una società di produzione (la mitica Corona Cinematografica, società romana che dalla fine degli anni ’40 produsse migliaia di film non solo di autori affermati ma anche di giovani cineasti sperimentali), ma questa e le altre opere sono il risultato di gesti artistici solitari e/o appartati. Ed è proprio l’atto di creazione – come luce che emerge, è contenuta ed esplode dal buio – che diviene il tema centrale e la suggestione alla base del percorso qui proposto.

    fotogrammi da “La Divina Commedia – Inf., XXVI” di Manfredo Manfredi

    Manfredo Manfredi (MM), nato nel 1934, studia architettura e nel 1958 si diploma in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Roma, che negli anni ’60, è uno dei centri artistici più attivi al mondo: suoi amici sono Pascali, Kounellis, Ceroli, Piruca, artisti che hanno segnato la ricerca italiana. La sua sperimentazione nel campo del cinema d’animazione inizia nel 1963 e pur appartenendo alla fase in cui MM seguiva le classiche tecniche dell’animazione, Il muro presenta delle rilevanti ibridazioni: il disegno su rodoide si intreccia alla pittura animata e all’elaborazione di emulsione su pellicola, con un ritmo incalzante e ricco di sovrapposizioni e fader incrociati.
    Con Dedalo (1976) MM si ritrova per la prima volta a lavorare in totale solitudine: una matita a carboncino e dei fogli di carta, non crea movimenti e zoom con la verticale (strumento usato nel cinema d’animazione classico, la macchina da presa veniva fissata su un’asse verticale e dall’alto veniva mossa per dare movimento ai disegni) ma li disegna direttamente sul foglio, creando una sorta di scatola cinese. Allarga il quadro del fotogramma rispetto all’area del disegno, e mette in mostra l’illusione stessa dell’animazione, ne rivela il meccanismo artistico. Grazie all’unicità della sua forza poetica Dedalo riceve il Gran Premio al festival d’animazione d’Ottawa e una nomination all’Oscar.
    Negli anni a seguire MM lavora all’interno della società Cineteam, realizzando sigle TV e spot pubblicitari che sono veri esperimenti tecnici e artistici, e così bisognerà attendere gli anni ’90 per giungere a nuove importanti opere. Tra queste proponiamo il Canto XXVI dell’Inferno di Dante (1997), realizzato con la tecnica della pittura su vetro. Pennellata dopo pennellata, frame dopo frame, l’artista compone i suoi quadri, li trasforma e li distrugge. Non resta traccia dei dipinti se non nella pellicola che li ha impressionati e nella memoria di ognuno di noi.
    Nomadica è anche e soprattutto una zona franca fatta di legami e di incontri. Lo scambio e l’intreccio tra artisti, intellettuali, tecnici, porta a nuovi percorsi da esplorare. Così la collaborazione con MM ha condotto alla realizzazione del suo Lo spirito della notte (2018). Dopo quasi vent’anni fuori dal cinema e interamente dedicati alla pittura, sfodera un linguaggio vivace e divertito, “giocando” con decine di tecniche, affrontando il digitale e confermando la sua maestria. L’incontro avviene con Giuseppe Spina, che in questo film si occupa del montaggio e aiuta MM alla regia, e con Andrea Martignoni che ne cura i suoni.
    Gli ultimi anni sono stati al contempo segnati da una serie di incontri: in collaborazione con Leonardo Carrano, artista legato al cinema d’animazione sperimentale, è nato Màcula (2018), bizzarra e cupa opera che intreccia disegni su carta, differenti elaborazioni chimiche su emulsione Fujifilm 35mm, la voce e i testi del genio del teatro italiano Antonio Rezza e la musica del M° Ennio Morricone. Màcula ha alla base degli studi sul fenomeno entoptico (entós ‘dentro’ e optikós ‘del vedere’), si tratta di percezioni visive, macchie di luce, che si generano direttamente all’interno del globo oculare, soprattutto in condizioni prolungate di oscurità. Luminous variations in the city skies (2019), è ad oggi l’ultima animazione, un film realizzato con migliaia di lastre fotografiche degli anni ’50, da noi ritrovate alla Torre della Specola di Bologna: uno sguardo silenzioso verso le stelle e il passato, attraverso l’invenzione – ancora un atto creativo – di un grande scienziato.

    http://www.kinoteka.si
    http://www.kinoteka.si/si/463/748/Animateka_Labirinti_svetlobe.aspx
    https://www.facebook.com/events/602923716942062/

    PROGRAMMA (durata 70 minuti)

    Il muro di Manfredo Manfredi (Ita, 12’, 1970)
    Il muro riflette sulla condizione dell’arte di fronte alla distruzione della società post-atomica. Attraverso situazioni allegoriche dipinte con suggestive animazioni dai tratti marcati e aspri che prediligono i toni cromatici freddi, il film ritrae con dura rassegnazione lo sguardo e l’impossibilità di un’artista davanti al destino di morte e consunzione di un’intera società.


    Dedalo di Manfredo Manfredi (Ita, 11’, 1976)
    Composto da disegni su carta dai forti contrasti chiaroscurali, il film esprime una tensione metafisica attraverso un raffinato equilibrio grafico e una trama onirica che evidenzia una chiara dimensione autoriale e d’artista.

    Dante. La Divina Commedia, Inferno, Canto XXVI di Manfredo Manfredi (Ita, 10’, 1997)
    È il canto di Ulisse, ci si trova nell’ottava Bolgia dell’ottavo Cerchio dell’Inferno, il girone infernale dove sono puniti i consiglieri di frode. Realizzato con la tecnica della pittura su vetro.

    Lo spirito della notte di Manfredo Manfredi (Ita, 12’, 2018)
    L’artista ritorna nel suo atelier, di notte. Le fantasie, le inquietudini, i ricordi si sovrappongono e prendono vita, fino all’alba, quando il mondo riprende la routine quotidiana.
    “La notte è spesso intesa come un luogo “altro” dove la mente si avventura nell’approssimarsi del sogno o nella lucida speculazione intellettuale. La notte è spesso un luogo dell’arte ed è a questo spazio fisico e mentale che si rivolge questo breve film” (MM).
    Màcula di Giuseppe Spina e Leonardo Carrano (Ita, 19’, 2018)
    In un indefinito spazio nero emerge a fatica la figura di un essere. Màcula ha contorni vaghi, vive nel buio come può e il suo sistema nervoso è sganciato, acrobatico verso la dissoluzione. Il film è un duello tra luce e buio, tra l’elaborazione di pellicola 35mm e i disegni animati su fondo nero. Il testo e la voce sono di Antonio Rezza, la musica di Ennio Morricone.
    Luminous variations in the city skies di Giuseppe Spina (Ita, 6’, 2019)
    Tra il 1932 e il 1957, alla Torre della Specola di Bologna, fu inventata una tecnologia ottica che rivoluzionò il metodo di osservazione dello Spazio. Una serie di specchi esagonali affiancati l’uno all’altro, vennero posti alla base della torre. Perpendicolare agli specchi venne montata una macchina fotografica mobile, che impressionò migliaia di lastre di vetro, compiendo una rassegna sistematica del cielo zenitale della città. Fu l’astronomo triestino Guido Horn D’Arturo a ideare e realizzare in trent’anni di ricerche lo “specchio a tasselli”, oggi alla base dei telescopi più avanzati. Le lastre fotografiche – ricche di immagini puntiformi, e oggi di macchie ed emulsioni deteriorate dal tempo – sono state riprese mediante processi di ingrandimento e cinematografate.

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  • Lubiana, Cineteca Slovena / Nomadica, labirinti di luce.

    On: 7 gennaio 2020
    In: 2020, Senza categoria
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    Cineteca Slovena, Lubiana. 16 Gennaio 2020, h20.00
    “Labirinti di luce”, un programma a cura di Nomadica
    (saranno presenti Giulia Mazzone e Giuseppe Spina)

    Nomadica è un network per il cinema di ricerca che ha sede in Italia. In modo del tutto libero dalle trafile distributive e produttive, Nomadica sostiene la creazione e la circolazione di opere realizzate da cineasti e artisti che lavorano in modo autonomo. Dei sei film d’animazione che compongono il programma solo il primo Il muro (1970) ha alle spalle una società di produzione (la mitica Corona Cinematografica, società romana che dalla fine degli anni ’40 produsse migliaia di film non solo di autori affermati ma anche di giovani cineasti sperimentali), ma questa e le altre opere sono il risultato di gesti artistici solitari e/o appartati. Ed è proprio l’atto di creazione – come luce che emerge, è contenuta ed esplode dal buio – che diviene il tema centrale e la suggestione alla base del percorso qui proposto.
    Manfredo Manfredi (MM), nato nel 1934, studia architettura e nel 1958 si diploma in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Roma, che negli anni ’60, è uno dei centri artistici più attivi al mondo: suoi amici sono Pascali, Kounellis, Ceroli, Piruca, artisti che hanno segnato la ricerca italiana. La sua sperimentazione nel campo del cinema d’animazione inizia nel 1963 e pur appartenendo alla fase in cui MM seguiva le classiche tecniche dell’animazione, Il muro presenta delle rilevanti ibridazioni: il disegno su rodoide si intreccia alla pittura animata e all’elaborazione di emulsione su pellicola, con un ritmo incalzante e ricco di sovrapposizioni e fader incrociati.
    Con Dedalo (1976) MM si ritrova per la prima volta a lavorare in totale solitudine: una matita a carboncino e dei fogli di carta, non crea movimenti e zoom con la verticale (strumento usato nel cinema d’animazione classico, la macchina da presa veniva fissata su un’asse verticale e dall’alto veniva mossa per dare movimento ai disegni) ma li disegna direttamente sul foglio, creando una sorta di scatola cinese. Allarga il quadro del fotogramma rispetto all’area del disegno, e mette in mostra l’illusione stessa dell’animazione, ne rivela il meccanismo artistico. Grazie all’unicità della sua forza poetica Dedalo riceve il Gran Premio al festival d’animazione d’Ottawa e una nomination all’Oscar.
    Negli anni a seguire MM lavora all’interno della società Cineteam, realizzando sigle TV e spot pubblicitari che sono veri esperimenti tecnici e artistici, e così bisognerà attendere gli anni ’90 per giungere a nuove importanti opere. Tra queste proponiamo il Canto XXVI dell’Inferno di Dante (1997), realizzato con la tecnica della pittura su vetro. Pennellata dopo pennellata, frame dopo frame, l’artista compone i suoi quadri, li trasforma e li distrugge. Non resta traccia dei dipinti se non nella pellicola che li ha impressionati e nella memoria di ognuno di noi.
    Nomadica è anche e soprattutto una zona franca fatta di legami e di incontri. Lo scambio e l’intreccio tra artisti, intellettuali, tecnici, porta a nuovi percorsi da esplorare. Così la collaborazione con MM ha condotto alla realizzazione del suo Lo spirito della notte (2018). Dopo quasi vent’anni fuori dal cinema e interamente dedicati alla pittura, sfodera un linguaggio vivace e divertito, “giocando” con decine di tecniche, affrontando il digitale e confermando la sua maestria. L’incontro avviene con Giuseppe Spina, che in questo film si occupa del montaggio e aiuta MM alla regia, e con Andrea Martignoni che ne cura i suoni.
    Gli ultimi anni sono stati al contempo segnati da una serie di incontri: in collaborazione con Leonardo Carrano, artista legato al cinema d’animazione sperimentale, è nato Màcula (2018), bizzarra e cupa opera che intreccia disegni su carta, differenti elaborazioni chimiche su emulsione Fujifilm 35mm, la voce e i testi del genio del teatro italiano Antonio Rezza e la musica del M° Ennio Morricone. Màcula ha alla base degli studi sul fenomeno entoptico (entós ‘dentro’ e optikós ‘del vedere’), si tratta di percezioni visive, macchie di luce, che si generano direttamente all’interno del globo oculare, soprattutto in condizioni prolungate di oscurità. Luminous variations in the city skies (2019), è ad oggi l’ultima animazione, un film realizzato con migliaia di lastre fotografiche degli anni ’50, da noi ritrovate alla Torre della Specola di Bologna: uno sguardo silenzioso verso le stelle e il passato, attraverso l’invenzione – ancora un atto creativo – di un grande scienziato.

    http://www.kinoteka.si
    http://www.kinoteka.si/si/463/748/Animateka_Labirinti_svetlobe.aspx

    PROGRAMMA (durata 70 minuti)

    Il muro di Manfredo Manfredi (Ita, 12’, 1970)
    Il muro riflette sulla condizione dell’arte di fronte alla distruzione della società post-atomica. Attraverso situazioni allegoriche dipinte con suggestive animazioni dai tratti marcati e aspri che prediligono i toni cromatici freddi, il film ritrae con dura rassegnazione lo sguardo e l’impossibilità di un’artista davanti al destino di morte e consunzione di un’intera società.


    Dedalo di Manfredo Manfredi (Ita, 11’, 1976)
    Composto da disegni su carta dai forti contrasti chiaroscurali, il film esprime una tensione metafisica attraverso un raffinato equilibrio grafico e una trama onirica che evidenzia una chiara dimensione autoriale e d’artista.

    Dante. La Divina Commedia, Inferno, Canto XXVI di Manfredo Manfredi (Ita, 10’, 1997)
    È il canto di Ulisse, ci si trova nell’ottava Bolgia dell’ottavo Cerchio dell’Inferno, il girone infernale dove sono puniti i consiglieri di frode. Realizzato con la tecnica della pittura su vetro.

    Lo spirito della notte di Manfredo Manfredi (Ita, 12’, 2018)
    L’artista ritorna nel suo atelier, di notte. Le fantasie, le inquietudini, i ricordi si sovrappongono e prendono vita, fino all’alba, quando il mondo riprende la routine quotidiana.
    “La notte è spesso intesa come un luogo “altro” dove la mente si avventura nell’approssimarsi del sogno o nella lucida speculazione intellettuale. La notte è spesso un luogo dell’arte ed è a questo spazio fisico e mentale che si rivolge questo breve film” (MM).

    Màcula di Giuseppe Spina e Leonardo Carrano (Ita, 19’, 2018)
    In un indefinito spazio nero emerge a fatica la figura di un essere. Màcula ha contorni vaghi, vive nel buio come può e il suo sistema nervoso è sganciato, acrobatico verso la dissoluzione. Il film è un duello tra luce e buio, tra l’elaborazione di pellicola 35mm e i disegni animati su fondo nero. Il testo e la voce sono di Antonio Rezza, la musica di Ennio Morricone.

    Luminous variations in the city skies di Giuseppe Spina (Ita, 6’, 2019)
    Tra il 1932 e il 1957, alla Torre della Specola di Bologna, fu inventata una tecnologia ottica che rivoluzionò il metodo di osservazione dello Spazio. Una serie di specchi esagonali affiancati l’uno all’altro, vennero posti alla base della torre. Perpendicolare agli specchi venne montata una macchina fotografica mobile, che impressionò migliaia di lastre di vetro, compiendo una rassegna sistematica del cielo zenitale della città. Fu l’astronomo triestino Guido Horn D’Arturo a ideare e realizzare in trent’anni di ricerche lo “specchio a tasselli”, oggi alla base dei telescopi più avanzati.  Le lastre fotografiche – ricche di immagini puntiformi, e oggi di macchie ed emulsioni deteriorate dal tempo – sono state riprese mediante processi di ingrandimento e cinematografate.

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  • workshop VII _ Leonardo Carrano

    On: 4 aprile 2016
    In: 2015/2016
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    Come l’ala di una farfalla
    workshop di lavorazione su pellicola 35mm e animazione sperimentale
    • con la partecipazione di Giannalberto Bendazzi •
    1.2.3 Aprile 2016

    + presentazione dei tre volumi “Animation – A World History”
    e proiezione “Aeterna”, presso la
    Cineteca di Bologna (1 Aprile)

    in collaborazione con Spazio Menomale, Cineteca di Bologna, Associazione Ottomani

    Tre giorni di teoria e lavorazione pratica su pellicola con Leonardo Carrano, artista di cinema d’animazione sperimentale, che ha creato uno stile unico nel suo genere, in grado di fondere linguaggi e metodologie diverse che passano costantemente dal dato concreto all’astrattismo, unendo la musica alle più innovative tecniche di animazione artigianale.

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  • 21 dicembre 2014, Nomadica@Spazio Labus

    On: 2 febbraio 2015
    In: 2014/2015
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    più info sul film

    aeterna

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  • Manfredo Manfredi

    On: 8 dicembre 2014
    In: Senza categoria
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    Biografia
    Manfredo Manfredi (1934), dopo aver frequentato a Roma la Facoltà di Architettura, nel 1958 si diploma in Scenografia all’Accademia di Belle Arti. Inizia la sua attività di scenografo nel 1960, come aiuto di Piero Filippone nel film Antinea, l’amante della città sepolta. Nel 1962 realizza i disegni per la sigla di Carosello e le scenografie di film, documentari e spettacoli televisivi. Cresce dunque nell’ambiente romano che è in quegli anni uno dei centri artistici più attivi al mondo: suoi amici sono Pascali, Kounellis, Ceroli, Piruca, che hanno segnato la ricerca artistica italiana. La sua sperimentazione nel campo del cinema d’animazione inizia nel 1963, con cortometraggi di denuncia sociale come Ballata per un pezzo da novanta (1966) sulla mafia siciliana, o Su sàmbene non est abba (Il sangue non è acqua, 1968), sul banditismo in Sardegna, che ottiene vari riconoscimenti tra cui il Nastro d’argento come miglior cortometraggio.
    Dal 1968 al 1975 si dedica alla regia di numerosi film brevi prodotti dalla Corona Cinematografica. Del 1975 è Uva salamanna che vince il Festival cinematografico internazionale di Mosca. Nel 1977 ottiene la nomination all’Oscar come miglior cortometraggio d’animazione con Dedalo, e il Gran Premio al festival di Ottawa – in quel periodo il festival d’animazione più importante al mondo. Negli anni successivi diventa socio della romana Cineteam e realizza film istituzionali, special televisivi, decine di spot pubblicitari e sigle TV. I film più importanti di questo periodo, metà novanta, sono splendidi adattamenti cinematografici da opere letterarie: Il canto XXVI dell’Inferno, da Dante (si tratta del canto di Ulisse) e Le città invisibili da Italo Calvino. Nel contempo come pittore ha sviluppato la sua ricerca nell’ambito dell’espressionismo astratto, attività che continua tutt’oggi. “E’ un pittore che, assai più di altri, ha lavorato lungamente nell’ombra e per alcuni lustri non ha fatto mostre” scrive Marcello Venturoli, curatore di una grande personale dedicatagli a Roma nel 1992.  Dopo 20 anni interamente dedicati alla pittura ritorna al cinema d’animazione con un nuovo film dal titolo Lo spirito della notte, prodotto e diffuso da Nomadica. I suoi film sono stati più volte trasmessi dal programma “Fuori Orario – cose mai viste”, Raitre.

    Biography
    Manfredo Manfredi (1934) grows up in Rome where he goes to the Architecture faculty and he graduates from set design in 1958 at the “Accademia di Belle Arti”. He begins his set design’s work in the 1960, as the assistant director of Piero Filippone in the movie Antinea, l’amante della città sepolta. In the 1962 he makes the drawings for the italian Carosello’s tune and the set design of other movies, documentaries and television shows. He grows up in the work environment of Rome which in those years is one of the most active artistic centers in the world: his friends are 
Pascali, Kounellis, Ceroli, Piruca, who have signed the italian artistic research. His experimentation in the field of animation’s filmmaking begins in 1963, with short movies of social denounce like
    Ballata per un pezzo da Novanta (1966) about sicilian mafia, or Su Sambene non est abba (Water is not Blood, 1968), about sardinian banditry, which obtains different eulogies in which the Nastro
D’argento as the best short movie. From the 1968 to the 1975 he works as director of many short movies produced by the Corona Cinematografica. Uva Salamanna made in the 1975 wins the International Cinematographic Festival of Mosca. In the 1977, with Dedalo, he obtains the nomination for the Oscar as the best animation short movie, and the Big Prize at the Ottawa’s festival – at that time the most important in the world animation movies festival. In the next
years he becomes member of the Cineteam in Rome and he makes istitutional movies, television special shows, dozens of Tv commercials and theme songs. 
The most important movies in the middle of the nineties years are wonderful screen adaptations from literary works: The Canto XXVI of the Inferno, by Dante (it is the canto of Ulisse ) and Le città invisibili by Italo Calvino. In the meanwhile, until nowadays, he has developed his research as a painter in the field of abstract expressionism.He is a painter who, much more than others, has worked for a long time in the shadow and for some decades he has not made exhibitions”, that is what Marcello Venturoli wrote, who was the superintender of a monograph exhibition dedicated to Manfredi in Rome in the 1992. After 20 years entirely dedicated to painting, he returns to the animation filmmaking, with a new movie called Lo spirito della notte, produced and distribuited by Nomadica. Manfredi’s movies have been different times broadcasted by Raitre, the italian Tv chanel’s, in the programme “Fuori Orario – Cose mai viste”.

    dante_manfredo_manfredi_nomadica

     

    Filmografia / Filmography
    L’albero (co-realizzatore Guido Gomas), 1963
    Ballata per un pezzo da novanta (co-realizzatore Guido Gomas), 1965
    Terun, un treno dal sud (co-realizzatore Guido Gomas), 1966
    Sonata per violino solo (co-realizzatore Guido Gomas), 1967
    La spaccata (co-realizzatore Guido Gomas), 1967
    Su sambene no est aba (“Il sangue non è acqua”, co-realizzatore Guido Gomas), 1968
    Rotocalco, 1969
    K.O., 1969
    Il muro, 1970
    I lupi e gli agnelli, 1970
    Sotterranea, 1971
    La maschera della morte rossa (co-produzione Zagreb film – Corona Cinematografica), 1971
    La gatta (co-produzione Zagreb film – Corona Cinematografica), 1973
    Underground, 1973
    Uva salamanna, 1974
    Nuvole, 1975
    Immagini, 1976
    Dedalo, 1976
    Ten to survive, 1979
    L’eroe dei due mondi (inserto in animazione per il film di Guido Manuli), 1993
    Canto XXVI° dell’Inferno di Dante, 1997
    Le Città Invisibili ,1998
    Il sogno di Aida (inserto in animazione per il film di Guido Manuli “Aida degli alberi”), 2001
    Lo spirito della notte (vai alla pagina) , 2018

     

     

    Pubblichiamo e condividiamo, in accordo con l’autore, il film Le città invisibili (1998), liberamente tratto dall’omonimo testo di Calvino.

    La perenne riflessione di Manfredi sulla violenza, una violenza che perviene puntualmente alla distruzione, si traduce in un’opera di alta poesia che rimane nella memoria di molti. Nei suoi lavori, tutti vivamente policromi, l’autore si riferisce a parentesi amare di una società in sfacelo, e lo fa attraverso un mezzo filmico come il disegno in animazione e con mezzi squisitamente pittorici che propongono allo spettatore l’urgenza di problemi ormai non più differibili.Il cinema disegnato: storia e tecnica di Mario Pintus e Francesco Guido, 1992

    … Manfredo Manfredi è un pittore che, assai più degli altri, ha lavorato lungamente nell’ombra e per alcuni lustri non ha fatto mostre, partecipando alla vita artistica come un addetto ai lavori in incognito; ma il quadro della sua attività, se pure disegnato con una sorta di aristocratica solitudine, ora nelle professioni più assorbenti che esercita dal 1964, il cinema di animazione e la scenografia, ora dentro l’amata pittura, è quello di un professionista: anzi m’è capitato poche volte di festeggiare in un pittore non di carriera un baricentro di gusto così preciso e stabile, del resto assorbito negli anni della gioventù, quando, nel diplomarsi in scenografia alla Accademia di Belle Arti di Roma, Manfredo fu amico dei Pascali, dei Kounellis, dei Ceroli, dei Piruca, “giovani” che a quel tempo segnavano il clima nuovo delle ricerche e dei risultati in Italia, prima e a fianco della pop art.Marcello Venturoli, Catalogo della mostra 'Un viaggio tra pittura e animazione. L'arte di Manfredo Manfredi', 2002

    L’animazione di Manfredi è quanto di più sofisticato possa esistere: apparentemente effimera (distrugge gli originali in corso d’opera), ha mantenuto il respiro di un’arte indipendente e offre la chiave di lettura più veritiera dei suoi quadri e disegni.Oscar Cosulich, Catalogo della mostra 'Un viaggio tra pittura e animazione. L'arte di Manfredo Manfredi', 2002

    Credo che l’animazione sia uno di quei fatti creativi pieni perché è fatta di musica, di ritmi, di regia, una serie di fatti che convergono nell’opera, è appagante perché è un’opera a tutto tondo. Questa è la motivazione che mi do se mi chiedo perché faccio animazione, è un modo di esprimersi e questo è il mio modo di fare animazione, cercando l’immediatezza del segno, per questo mi piace disegnare e dipingere direttamente, perché è un modo di essere, una cifra.Manfredo Manfredi, da 'Il cinema d'animazione italiano oggi' di Sabrina Perucca

    Scritti sull’arte di Manfredo Manfredi

    Il pdf contiene i seguenti articoli:
    – Giannalberto Bendazzi, “Fantasia e chiarezza: Manfredo Manfredi”, NewCinema, 1971
    – Massimo Maisetti, “Dedalo”, Letture, 1976
    – Attilio Giovannini, “Concerto per matita ben temperata di Manfredi”, Linea Grafica, 1980
    – estratto da Mario Pintus e Francesco Guido, “Il cinema disegnato: storia e tecnica”, 1992
    – Sabrina Perucca, “L’arte di Manfredo Manfredi” + intervista, Il cinema d’animazione italiano oggi, 2008
    – dal catalogo della mostra “In viaggio tra pittura e animazione, l’arte di Manfredo Manfredi” (2002), tre interventi di Oscar Cosulich, Marcello Venturoli, Emidio De Albentis.

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