• (S8) Mostra de Cinema Periférico, A Coruña, Spagna

    On: 2 Giugno 2021
    In: Senza categoria
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    Giugno 2021.
    Nomadica è ospite della dodicesima edizione di (S8) Mostra de Cinema Periférico , A Coruña, Spagna.

    Di seguito il testo di presentazione e i film in programma.

     

    «Circa la grandezza del sole, il sole ha la grandezza di un piede umano».
    Così Aldo Braibanti – genio reso fantasma dalla società italiana – riprende in una sua opera il frammento col quale Eraclito svelava il paradosso di tutte quelle frasi che si arrestano all’apparenza. Cosciente del fatto che la natura ama nascondersi.

    IL CORPO LATENTE (un’immagine è tutte e nessuna).
    Latente è ciò che è nascosto e che non si è ancora rivelato chiaramente. Latente è ciò che possiamo già intra-vedere, riconoscere ma non del tutto, perché c’è una parte che resta celata e (ci) si nasconde. Si tratta dunque di strizzare gli occhi e guardare meglio, per ricercare in questi territori velati, che si danno per sottrazioni, e nei quali ognuno, filmmaker o spettatore, può scoprire un proprio sguardo, una propria idea, una propria personale sensazione. Ogni cosa che ci circonda, ogni corpo, ogni immagine del mondo ha un carattere di latenza (e un tempo di latenza): ogni immagine cela qualcosa e ne manifesta altre, e per questo movimento interno ogni immagine è tutte e nessuna in particolare.
    I percorsi di Nomadica si districano alla ricerca di un continuo svelare e ri-velare. Il nostro sforzo è concentrato sempre sullo schivare le forme esatte, le Verità, le standardizzazioni, e così vivere in un divenire vago che ci conduce facilmente verso zone sconosciute, in cui lasciarsi abbagliare, giocando coi rischi e i piaceri che una tale posizione comporta.
    C’è un fascino profondo determinato da una sorta di “alone sovrannaturale” sempre limpido e presente nel corpo/immagine del cinema, un elemento determinante dei cinemi che qui presentiamo.
    A (S8) dedichiamo un programma che in vari modi ha a che fare con noi e con tutto questo. Si tratta di cinque film – ma potrebbero essere cinquecento – realizzati tra la fine degli anni sessanta e i primi settanta, che portiamo come fantastici-fantasmatici casi di sperimentazione italiana. Film realizzati in regioni, modi e da filmmaker molto diversi tra loro, che riteniamo siano degli ottimi esempi di latenza (al cinema): latenze di immagini e di atti artistici, di corpi. Ma si tratta anche di latenze forzate: l’underground italiano è costellato di opere e filmmaker rimasti nascosti, a causa di un oblio imposto da progetti politico-finanziari che hanno condotto la cultura in altre direzioni, e che in qualche maniera ci portano a oggi.
    Ciò che ci affascina, e che va difeso con forza, è forse proprio questo gioco di guardare per sottrazione, di afferrare le presenze attraverso il velo – che è anche e sempre un modo insito in ogni sguardo di sperimentazione, in ogni atto di ricerca – e che ci mostra incessantemente la propria vitalità e potenza, che schiarisce e illumina, allontanando ogni nuvola.

    Con i film:
    Sole in mano (o appropriazione, a propria azione, azione propria)
    Marinella Pirelli, 1973, sonoro, 6min
    copia 16mm dall’Archivio Pirelli

    Doppio autoritratto
    Marinella Pirelli, 1974, sonoro, 12min
    copia 16mm dall’Archivio Pirelli

    Extremity n 2
    Gianfranco Brebbia, 1968, colore, silent, 20min, 8mm/HD
    file HD dalla Cineteca Italiana di Milano

    Nelda
    Piero Bargellini, 1969, B/N, silent, 5min, 16mm/Betacam
    copia Betacam dalla Cineteca Nazionale di Roma

    Trasferimento di modulazione
    Piero Bargellini, 1969, Colore, silent, 8min, 16mm
    copia 16mm dalla Cineteca Nazionale di Roma


    SINOSSI

    Sole in mano (o appropriazione, a propria azione, azione propria)
    Marinella Pirelli, 1973, sonoro, 6min
    Unico film in bianco e nero di Marinella, la mano dell’autrice si sostituisce all’otturatore della cinepresa, aprendo a forti contrasti chiaroscurali. Fondato sulla stretta relazione occhio-corpo-persona, Sole in mano è un gioco di piccoli gesti mirato sull’insistenza della visione. La cinepresa inquadra un orizzonte mentre la mano della cineasta, insieme al suo occhio, cerca di afferrare la materia di cui la luce si compone. Il sole si fa punto, cerchio, sfera: forma totale e ossessiva.

    Doppio autoritratto
    Marinella Pirelli, 1974, sonoro, 12min
    “In questo film ho cinematografato me stessa. Agisco contemporaneamente come operatore e come attrice. Nelle sequenze di movimento mi sposto con la cinepresa in mano rivolta verso di me. Nessuno controllava l’immagine attraverso la cinepresa durante la ripresa.
    La cinepresa era il mio partner: ognuno di voi è ora il mio partner”. (gennaio 1974, Marinella Pirelli)

    Extremity n 2
    Gianfranco Brebbia, 1968, 20min
    Esperimenti filmici-incandescenza, filtrare il sole-riprendere, attraverso la finestrella di un proiettore che funziona, solidi geometrici rotanti e riflettenti raggi colorati.

    Nelda
    Piero Bargellini, 1969, B/N, silent, 5min, 16mm/Betacam
    “Un ritratto di un’amica, Nelda. Un film esposto-sviluppato nel continuo spontaneo, atto di amore. Percepisco Nelda: donna-materia-energia, o la sua Unità… Esclamo: oh! la conoscenza di essere il reale presente scisso, oh! la presenza divenuta frazione biocosmica nel flash della meraviglia, oh si è accesa una lampada, le vibra­zioni che scuotono il mio essere, oh il sussulto la pulsazione … oh la modulazione dei battiti cardiaci il cuore organo musicale, oh! io sono felice! ho perso il corpo amandolo…
    La tecnica di sviluppo, deriva da quella sperimentata per Trasferimento di modulazione, qui puntualizzata, applicata con coscienza scientifica responsabile, cioè sperimentale”. (Piero Bargellini)

    Trasferimento di modulazione
    Piero Bargellini, 1969, 16mm “panortocromatico”, Colore, silent, 9min
    Bargellini rifilma in 16mm un film pornografico in 8mm.
    “L’immagine latente è un’immagine che c’è ma non si vede. Essa contiene l’alone, lo strato dei colori dell’iride. C’è un momento, nella fase di sviluppo del bianco e nero, in cui l’immagine latente si rivela per poi svanire. Se tu ti arresti in quel preciso momento, puoi fissare l’immagine latente prima che svanisca. In Trasferimento di modulazione ho fissato l’alone, e chi guarda il film, un film in bianco e nero, vede benissimo i gialli, gli azzurri e dei bianchi quasi bioelettrici. Si è soliti dire che l’anima dell’immagine è il negativo, che otteniamo quando l’immagine sboccia, viene alla luce. Ma l’anima dell’immagine è l’immagine latente, che viene prima dell’immagine negativa, nel momento stesso in cui impressioni la pellicola, la esponi alla luce. È quello il primo volto del fotogramma”. (Piero Bargellini).

    Una articolo di Javier Acevedo Nieto per la rivista Cinedivergente (in spagnolo)

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