“Il tempo dell’inizio” un film di Luigi Di Gianni

On: 17 maggio 2014
In: 2013/2014
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NOMADICA
in collaborazione con “Rifrazioni dal cinema all’oltre
presenta_
Mercoledì 21maggio h21.45
SalaNomadica|SpazioMenomale, Bologna

“IL TEMPO DELL’INIZIO”
Un film di Luigi Di Gianni
Italia, 1974, 130min
Con_ Rada Rassimov, Milena Vukotic, Renato Pinciroli, Claudio Volonté, Jean Martin

Sul film_

“Al centro dei miei interessi, e per primo, c’è l’uomo del nostro tempo, solo oppresso e oppressore, prigioniero dei suoi stessi meccanismi, assillato da inquietanti interrogativi, e con prospettive sempre più apocalittiche. Vorrei denunciare la condizione in tutte le sue crudeltà e ingiustizie di fondo, senza passare attraverso il binario esplicito della cronaca. Di qui la mia preferenza per il simbolo, per l’allegoria, con precisi interessi culturali che ho tentato di convogliare in una operazione di sintesi proprio in questo film”. (Luigi Di Gianni)

“I ritmi della recitazione e della musica dovrebbero inserirsi con la loro rarefazione nei ritmi “estatici” del film. Ho voluto puntare proprio sulla rarefazione e su quella che, appunto, io chiamo “estasi narrativa”, dove i ritmi lenti ed insinuanti della recitazione, le pause, i silenzi, le stupefazioni dovrebbero sostituirsi ai moduli naturalistici del “chiacchierare” e di quella che possiamo definire “falsa concitazione”. In questo senso la collaborazione di interpreti intelligenti, sensibili e “non divi” mi è stata preziosa. E così la musica ripetitiva che, echeggiando memorie o relitti di civiltà scomparse, tende a penetrare nei ritmi del film, senza sovrabbondanza od invadenza”. (Luigi Di Gianni)
“”Estasi narrativa”. “Falsa concitazione”. In questi due termini, così antitetici, sta tutto il dilemma del cinema contemporaneo e Di Gianni, con straordinaria dote anticipatrice, l’aveva previsto ventisei anni orsono, quando i primi germi della malattia mortale che avrebbe colpito il cinema contemporaneo, quali, appunto, la sovrabbondanza e la concitazione, rendendolo sempre meno capace di esprimersi in pensiero che muove ed in visione estetica, stavano apparendo all’orizzonte”. (Vittorio Giacci)
“è un lungome­traggio inclassificabile nel panorama ci­nematografico nazionale che meriterebbe di essere riscoperto”. (Andrea Meneghelli)

La scheda di Domenico Monetti su Luigi di Gianni

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