• le macchine di Pierfrancesco Bargellini

    On: 15 Settembre 2025
    In: Senza categoria
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     siamo onorati e particolarmente emozionati nell’annunciare che a Nomadica sono state affidate le macchine del cinema di Pierfrancesco Bargellini, uno dei filmmaker più radicali, fantasiosi, sovversivi, tecnicamente pazzeschi! uno dei cineasti che sentiamo più vicini, soprattutto per la relazione che intreccia la vita e le immagini, lasciando alla porta ogni interesse economico, smania di carrierismo, di speculazione.

     la moglie Oriana e la figlia Rebecca hanno scelto di tenere in vita questa attrezzatura, e siamo felici che chi partecipa alla nostra workroom potrà farne esperienza.
    di lui Marco Melani scrive: Piuttosto che davanti o dietro alla sua macchina da presa, Pierfrancesco era dentro, impastato ai fantasmi che la luce e i bagni di sviluppo producono sulla emulsione della pellicola. Si potrebbe paragonare la sua vita di cineasta a quella di un artigiano impegnato nel tentativo di riparare uno specchio infranto. Una volta magicamente riuscitoci, continua a levigarlo fino al giorno in cui lo specchio si apre per lasciarlo penetrare nelle sue oscurità senza ritorno.
    ❤️‍🔥
    we are truly honored and moved to announce that Nomadica has been entrusted with the film equipment of Pierfrancesco Bargellini, one of the most radical, imaginative, subversive, and technically brilliant filmmakers. we consider him one of those closest to the spirit of Nomadica—especially for that thread that intertwines life experience and moving images, transcending any economic interest, careerism, or speculations.

    his wife, Oriana, and daughter, Rebecca, have chosen to keep this equipment alive, and we are happy that everyone who participates in our workroom will have the opportunity to experience it.
    Marco Melani wrote of him: Rather than being in front of or behind the camera, Pierfrancesco was inside it, mingling with the ghosts that light and developing baths conjure upon the film’s emulsion. One could compare his life as a filmmaker to that of a craftsman striving to repair a broken mirror. Once he miraculously succeeded, he continued to polish it until the day the mirror opened, allowing him to penetrate a darkness from which there is no return.
    #pierobargellini #nomadicalab

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  • NOMADICA LAB • WORKROOM ON ETNA 2025

    On: 6 Maggio 2025
    In: Senza categoria
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    a permanent workroom on Etna Volcano for immersive experiences and exploratory art practices

    https://lab.nomadica.eu/

    Situato alle pendici dell’Etna, Nomadica Lab è un laboratorio permanente, multidisciplinare e immersivo, rivolto a chi vuole esplorare in modo anticonvenzionale i linguaggi artistici – immagini in movimento, fotografia, suono, teatro, performance e altro – seguendo la guida di una natura potente.
    Nomadica mette a disposizione attrezzature, mentorship multidisciplinari e immaginifiche visite sul vulcano, per dare la possibilità ai partecipanti di sviluppare le pratiche artistiche personali e di potenziare la propria ricerca.

    Located on the foothills of Etna Volcano, Nomadica Lab is an ongoing, immersive workroom aimed at whoever is eager to explore multidisciplinary artistic mediums unconventionally, following the guidance of a powerful nature.
    Nomadica Lab reaches out to whoever wishes to develop or intensify their artistic practice – moving image, photography, sound, theater, performance, and others – in a purposeful, dynamic environment.
    We provide tools, cross-disciplinary-oriented mentorships, and imaginative visits to the volcano and its surroundings.

    L’Etna è un portale attraverso cui esplorare le dimensioni del tempo, dello spazio, della materia. Del visibile e dell’invisibile. È il luogo in cui è possibile indagare la presenza degli opposti, i principi delle leggi naturali, degli elementi essenziali che compongono le coordinate della nostra percezione e quindi delle nostre arti.
    Le attività del laboratorio sono aperte a tutti. Sono tecniche, pratiche e teoriche. Le sessioni di apprendimento e di lavoro sono ambientate in diverse zone del vulcano, percorrendo i sentieri che lo circondano e vivendone gli spazi iconici e generativi.

    Etna is a portal through which one can explore the dimensions of time, space, and matter. Of the visible and the invisible. A setting where one can investigate the presence of opposites, the principles of natural laws, and the essential elements that make up the coordinates of our perception and, therefore, of our art.
    The workshops are open to everyone. They are technical, practical, and theoretical, taking place in different areas of the Volcano to fully experience its iconic and generative spaces.

    I laboratori si svolgono in modalità immersiva: sono rivolti a singoli partecipanti e a gruppi; prevedono escursioni lungo i sentieri dell’Etna; abbracciano tutto l’arco delle giornate e i partecipanti condividono gli alloggi con i tutor. Si condividono i risultati, le pratiche, i pasti, i pensieri, con opportunità di scambio e momenti in cui ritrovarsi.
    Il laboratorio segue i metodi e le pratiche che Nomadica porta avanti da 15 anni. Si basa su relazioni aperte a una continua, reciproca mutazione. Non ci sono gerarchie, non c’è frontalità, piuttosto una circolarità data da scambi informali e fuori da ogni speculazione.
    Al centro è la ricerca, intesa come spinta all’esplorazione: non c’è opera completa, non c’è riproducibilità, non c’è storia.

    The workshops are for individuals and groups. They are immersive experiences that involve hiking along Etna’s trails over several days. Participants share accommodation with mentors. Results, practices, meals, and thoughts are shared continuously, focusing on exchange and sharing.
    The workshop abides by the methods and practices that Nomadica has been pursuing for 15 years. They are based on relationships open to continuous, mutual mutation. There are no hierarchies, no frontality; rather, a circularity, nurtured by informal exchanges that reject speculation.
    Research, here seen as a drive for exploration, is the true focus: there is no ‘finished’ work, no reproducibility, no history.

    https://lab.nomadica.eu/



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  • SHHH X THE SOCIAL LIFE OF FILM

    On: 25 Settembre 2024
    In: Senza categoria
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    SHHH X THE SOCIAL LIFE OF FILM
    12 – 13 – 14 – 15 / 9 / 2024
    The first edition of The Social Life of Film was organised last year in Copenhagen by PRISMS and Terrassen. This year, Monokino is bringing the meeting to Ostend.

    We are delighted to participate at the second edition of The Social Life of Film, an international gathering of nomadic film platforms and collectives from different corners of the world.
    Nomadica will be there with Tommaso Isabella @unozerotondotondo
    This year SLOF is hosted by @monokinooostende Monokino in Ostend and in connection with Shhh, the yearly festival dedicated to the love relationship between silent film and the sea. For this special edition it will show films on the beach, with some screenings accompanied by musicians or storytellers. Shhh is anything but ‘silent.’
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    If it’s true, as Goethe said, that the eye is the copy of the sun, it’s also true that all manifestations of life in a certain sense are copies of the sun, and that between visual sensation and all other sensations there are no dividing hiatuses. (Aldo Braibanti)

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    Many thanks to @monokinooostende for the invitation and for driving the initiative, and everyone including Anouk De Clerca, Tinne Zenner, Ditte Claus, and Godart Bakkers for the organisation! And @prismsnorway , Mike Sperlinger, and Terrassen who initiated and organised the first edition of SLOF.
    Thrilled to be part of this together with @beforeforgetting @cine.birdie @levelfiveblues @cinema_fulgor_@microclima_, Cinema Parenthèse (@_doublenegative @nickyhamlyn @swarthnas) @haerkcollective @kinoautomat @laborberlin @revista.lumiere @mascarafilmclub @monokinooostende Non-Aligned Film Archives @_lea_morin @annabelle_ahhhh) @othercine mas @polar_film_lab @prismsnorway@sharna paxcollective (@theresehenningsen @maevekr brennan @t_zenner) @sinematranstopia Terrassen (@jeppesenguptacarstensen @theresehenning sen @t_zenner ), Camelia Committee (@nouayda @miraadoumier ) Walden (@grennaberget) @wetfilm
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  • A Lava step at any time

    On: 25 Settembre 2024
    In: Senza categoria
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    A Lava step at any time emulsions, ancient lavas, scratches and other volcanic experiences // “A Lava step at any time Am I inclined to climb— A Crater I may contemplate” (EM)

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  • Do you need a sign? • Intervista a Giuseppe Spina (luglio 2019)

    On: 29 Novembre 2023
    In: Senza categoria
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    Intervista a Giuseppe Spina.
    Mauro Leone per Do you need a sign?

    1. Cos’è il pensiero nomadico e come si collega il tuo percorso personale alle finalità del progetto Nomadica?

    È quel pensiero che non può essere catalogato, che non si lascia agganciare, che non si incatena a metodiche e non mette radici in teorie ma semmai le attraversa, che non cavalca le tendenze e non sottostà a tempi e contemporaneità altre. C’è Deleuze alla base di questo concetto, ma anche Aldo Braibanti nello stesso periodo teorizzava – applicandoli al suo teatro – i tre fondamenti: “decentramento, desaturazione, deconcentrazione”, che credo siano legatissimi al pensiero nomade. Per quanto mi riguarda, essendo cresciuto nel deserto, sono naturalmente immerso in queste intuizioni, e mi lascio la possibilità di sperimentare, di svincolarmi da generi, tecniche, mezzi ed estetiche. Questo mi permette di non cadere nelle trappole di aggregazioni artificiose e dogmatiche, e nelle varie manifestazioni di potere di cui sono portatrici.
    Tutto ciò coincide con il progetto, che ho da sempre sviluppato con Giulia e che può essere considerato il nostro specchio costante.  
    (Poi comunque molta gente ti cataloga lo stesso senza avere idea di ciò che dice, ma che ci vuoi fare)

    2. Nel sito ho trovato interessante la citazione che fai di A. Badiou “non occorre oggi tendere all’inclusione, ma al contrario, all’esclusione” riferita immagino alla ricerca di percorsi paralleli a quello della commercializzazione e alle politiche vigenti. Mi spieghi meglio questa visione?

    È proprio così, e vale per l’atto di creazione come per la sua diffusione. I contesti in cui si crea una voce unica, o un modo di fare prende supremazia, o che semplicemente si standardizzano, in qualche modo e per forza di cose, si corrompono. Le muffe, in un processo naturale, si formano e, avanzando, attaccano anche la cosa più pura, il pane quotidiano, e chi non è immune si ammala, si infetta, si corrompe (questo mi fa comprendere meglio il mio amore per le muffe). Purtroppo non è l’unica forma di degenerazione con cui abbiamo a che fare nel nostro lavoro.
    C’è tanta corruzione intellettuale e artistica quanto politica. Il sistema culturale italiano segue oggi, nel suo farsi, una metodologia che potremmo definire di “stampo mafioso”: affiliazione e riciclaggio di denaro. Ovunque ritrovi gente arroccata che sfrutta le proprie comparanze, amicizie, parentele: eccola lì ad ottenere il necessario e il superfluo, vivere di rendita, ma se vai a grattare ti accorgi che nel 90% dei casi è gente che non ha i presupposti per occupare certe posizioni. Prendi il cinema, per fare solo qualche esempio: non c’è un sistema di valutazione e assegnazione dei bandi di distribuzione e di produzione che si possa dire corretto e degno, ci sono i big producers che si spartiscono il bottino e un popolo di affamati all’arrembaggio pronto a tutto pur di fare il proprio filmetto e guadagnarci sopra, arraffando le briciole. I soggetti del film italiano contemporaneo non vanno certo in altre direzioni: pensa ad esempio al gioco finto-intellettuale di chi sfrutta le sofferenze e i mali altrui in nome della “denuncia sociale”, o della “memoria” (memorie andate a male) – sono temi molto in voga tra i giovani e i “pitch”. O alle decine di film a milioni di euro di cui nessuno vedrà un fotogramma ma finanziati chissà perché e grazie a chi. Lo stesso restauro di film e pellicole più o meno andate a male, spesso è un ulteriore modo di riciclare denaro e idee. È il disastro. Di fronte a una situazione del genere o ti metti una maschera e vai all’assalto, cosa inutile perché il muro è di gomma; oppure scegli un’altra via: l’esclusione, restarne fuori, soli. Si tratta però di un disastro banale, che bisogna riconoscere e analizzare certo, ma a cui non bisogna dare peso: oggi se porti avanti un discorso “estraneo” sei naturalmente escluso, ma soprattutto – cosa più importante – col tempo ne prendi consapevolezza e ti autoescludi. Resti fuori da tutto. E così puoi ricominciare a riflettere e (de)costruire, ad libitum.


    3. Nel sito c’è una sezione denominata “Realizzazioni” e un’altra “Decostruzioni”. Nella prima sono raccolte una serie di opere integrate nel progetto Nomadica… la seconda sembra raccogliere opere e interventi affini alla ricerca e all’estetica dello stesso progetto. In che rapporto stanno? Quali sono le caratteristiche dell’una e dell’altra?

    La prima riguarda i lavori che, in modi differenti, sono collegati a Nomadica, con collaborazioni o intenti comuni di ogni tipo. “Decostruzioni” è per certi versi un’azione nomadica, trovi di tutto e tutto è legato da fili non facilmente identificabili, legato alla nostra vita.


    4. Qual è (se c’è) il presupposto di un artista svincolato dai canali tradizionali di produzione e commercializzazione?

    Credo che l’unica finalità della ricerca debba essere la ricerca stessa. Lontano da egotismi vari, dal “saper comunicare”, dalle “contemporaneità”, dai guadagni facili, e da tutta quella roba che gronda grasso. A mio parere occorre cercare di conoscere e saper curare tutti gli aspetti utili alle proprie finalità e, quando necessario, cioè sempre, rivedere le proprie finalità in base ai mezzi che si hanno a disposizione, cercando comunque di sviluppare un modo, una propria visione del mondo. Avere la forza e la capacità di fare un proprio discorso, riconoscerlo e sprofondarci dentro.


    5. Il tuo approccio artistico. Ti chiedo da cosa è attratto il tuo occhio quando si trova dietro la macchina da presa? Cosa è per te il cinema?

    Credo che esistano infiniti “cinemi” che ci circondano  – che non devono per forza ritrovarsi in un film, più o meno conchiuso. Non ha importanza esserne coscienti, sono lì, in uno spazio-tempo indefinito che coincide con l’istante soggettivo di ogni essere umano. L’occhio ne è il confine. Da una parte quella che Lucrezio definì “l’immagine lieve delle cose” che si distacca, i simulacri che vagano nel mondo, dall’altra il varco, la percezione dell’occhio. Mi interessa molto la fase di ricezione, un attimo prima che il cervello decodifichi razionalmente. Mi interessa il mistero di certe forme, trame, di certe testure. Non c’è un “dietro la macchina da presa”, quando da ragazzino inizi a guardare le cose e a metterle insieme stai già sviluppando un tuo modo di vedere, e poi inizi a far qualcosa in più per bloccare/muovere questi processi, cinematografare. Mi interessano le forze invisibili che si manifestano, e ogni mio lavoro cerca di indagare differenti rapporti di forza. Il segno/parola, le mostruosità del Potere, le lotte tra parola/musica/immagini, buio/luce, fuoco/terra, le forme e le sue distorsioni, le forze delle linee e le textures che l’occhio immobilizza.


    6 Progetti futuri di Nomadica.

    Il nostro è un percorso che per certi versi non si ripete mai due volte, e spesso attua metodologie di gestione e di linguaggi inedite. Quest’anno tra i vari appuntamenti vorremmo ri-proporre, sempre al Menomale di Bologna, il “weekend coi morti”, un lungo fine settimana di proiezioni sotterranee e incontri con autori e curatori, film in anteprima italiana provenienti da ogni parte del mondo (qui il link del 2018  https://www.nomadica.eu/weekend/  ). Ci stiamo lavorando e proprio in questi giorni ci rendiamo conto che, anche volendo replicare quanto fatto l’altro anno, ci ritroviamo volutamente in una condizione nuova, stiamo inventando e mettendo in piedi un discorso inedito non solo nei contenuti ma nelle sue strutture. Evidentemente non siamo in grado di “ripeterci”, e questo genera anche una condizione di costante instabilità, che riteniamo importante. È un distruggere e rigenerare continuo. E a tal proposito, negli ultimi anni, stiamo lavorando a un film che ha a che fare col vulcano, l’Etna, dove sono nato e cresciuto. Un esperimento, un’esplorazione negli anfratti del vulcano, dei suoi caratteri fantasmatici, visionari, mitologici.
    Sono progetti per noi importanti, vissuti nel presente e che nei prossimi periodi cercheremo di far emergere.”

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