• Cineteca Slovena, Lubiana. “Labirinti di luce” un programma a cura di Nomadica.

    On: 7 gennaio 2020
    In: Senza categoria
    Views: 0
     Like

    Cineteca Slovena, Lubiana. 16 Gennaio 2020, h20.00
    “Labirinti di luce”, un programma a cura di Nomadica.
    In collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Lubiana
    Saranno presenti Giulia Mazzone e Giuseppe Spina

    Nomadica è un network per il cinema di ricerca che ha sede in Italia. In modo del tutto libero dalle trafile distributive e produttive, Nomadica sostiene la creazione e la circolazione di opere realizzate da cineasti e artisti che lavorano in modo autonomo. Dei sei film d’animazione che compongono il programma solo il primo Il muro (1970) ha alle spalle una società di produzione (la mitica Corona Cinematografica, società romana che dalla fine degli anni ’40 produsse migliaia di film non solo di autori affermati ma anche di giovani cineasti sperimentali), ma questa e le altre opere sono il risultato di gesti artistici solitari e/o appartati. Ed è proprio l’atto di creazione – come luce che emerge, è contenuta ed esplode dal buio – che diviene il tema centrale e la suggestione alla base del percorso qui proposto.

    fotogrammi da “La Divina Commedia – Inf., XXVI” di Manfredo Manfredi

    Manfredo Manfredi (MM), nato nel 1934, studia architettura e nel 1958 si diploma in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Roma, che negli anni ’60, è uno dei centri artistici più attivi al mondo: suoi amici sono Pascali, Kounellis, Ceroli, Piruca, artisti che hanno segnato la ricerca italiana. La sua sperimentazione nel campo del cinema d’animazione inizia nel 1963 e pur appartenendo alla fase in cui MM seguiva le classiche tecniche dell’animazione, Il muro presenta delle rilevanti ibridazioni: il disegno su rodoide si intreccia alla pittura animata e all’elaborazione di emulsione su pellicola, con un ritmo incalzante e ricco di sovrapposizioni e fader incrociati.
    Con Dedalo (1976) MM si ritrova per la prima volta a lavorare in totale solitudine: una matita a carboncino e dei fogli di carta, non crea movimenti e zoom con la verticale (strumento usato nel cinema d’animazione classico, la macchina da presa veniva fissata su un’asse verticale e dall’alto veniva mossa per dare movimento ai disegni) ma li disegna direttamente sul foglio, creando una sorta di scatola cinese. Allarga il quadro del fotogramma rispetto all’area del disegno, e mette in mostra l’illusione stessa dell’animazione, ne rivela il meccanismo artistico. Grazie all’unicità della sua forza poetica Dedalo riceve il Gran Premio al festival d’animazione d’Ottawa e una nomination all’Oscar.
    Negli anni a seguire MM lavora all’interno della società Cineteam, realizzando sigle TV e spot pubblicitari che sono veri esperimenti tecnici e artistici, e così bisognerà attendere gli anni ’90 per giungere a nuove importanti opere. Tra queste proponiamo il Canto XXVI dell’Inferno di Dante (1997), realizzato con la tecnica della pittura su vetro. Pennellata dopo pennellata, frame dopo frame, l’artista compone i suoi quadri, li trasforma e li distrugge. Non resta traccia dei dipinti se non nella pellicola che li ha impressionati e nella memoria di ognuno di noi.
    Nomadica è anche e soprattutto una zona franca fatta di legami e di incontri. Lo scambio e l’intreccio tra artisti, intellettuali, tecnici, porta a nuovi percorsi da esplorare. Così la collaborazione con MM ha condotto alla realizzazione del suo Lo spirito della notte (2018). Dopo quasi vent’anni fuori dal cinema e interamente dedicati alla pittura, sfodera un linguaggio vivace e divertito, “giocando” con decine di tecniche, affrontando il digitale e confermando la sua maestria. L’incontro avviene con Giuseppe Spina, che in questo film si occupa del montaggio e aiuta MM alla regia, e con Andrea Martignoni che ne cura i suoni.
    Gli ultimi anni sono stati al contempo segnati da una serie di incontri: in collaborazione con Leonardo Carrano, artista legato al cinema d’animazione sperimentale, è nato Màcula (2018), bizzarra e cupa opera che intreccia disegni su carta, differenti elaborazioni chimiche su emulsione Fujifilm 35mm, la voce e i testi del genio del teatro italiano Antonio Rezza e la musica del M° Ennio Morricone. Màcula ha alla base degli studi sul fenomeno entoptico (entós ‘dentro’ e optikós ‘del vedere’), si tratta di percezioni visive, macchie di luce, che si generano direttamente all’interno del globo oculare, soprattutto in condizioni prolungate di oscurità. Luminous variations in the city skies (2019), è ad oggi l’ultima animazione, un film realizzato con migliaia di lastre fotografiche degli anni ’50, da noi ritrovate alla Torre della Specola di Bologna: uno sguardo silenzioso verso le stelle e il passato, attraverso l’invenzione – ancora un atto creativo – di un grande scienziato.

    http://www.kinoteka.si
    http://www.kinoteka.si/si/463/748/Animateka_Labirinti_svetlobe.aspx
    https://www.facebook.com/events/602923716942062/

    PROGRAMMA (durata 70 minuti)

    Il muro di Manfredo Manfredi (Ita, 12’, 1970)
    Il muro riflette sulla condizione dell’arte di fronte alla distruzione della società post-atomica. Attraverso situazioni allegoriche dipinte con suggestive animazioni dai tratti marcati e aspri che prediligono i toni cromatici freddi, il film ritrae con dura rassegnazione lo sguardo e l’impossibilità di un’artista davanti al destino di morte e consunzione di un’intera società.


    Dedalo di Manfredo Manfredi (Ita, 11’, 1976)
    Composto da disegni su carta dai forti contrasti chiaroscurali, il film esprime una tensione metafisica attraverso un raffinato equilibrio grafico e una trama onirica che evidenzia una chiara dimensione autoriale e d’artista.

    Dante. La Divina Commedia, Inferno, Canto XXVI di Manfredo Manfredi (Ita, 10’, 1997)
    È il canto di Ulisse, ci si trova nell’ottava Bolgia dell’ottavo Cerchio dell’Inferno, il girone infernale dove sono puniti i consiglieri di frode. Realizzato con la tecnica della pittura su vetro.

    Lo spirito della notte di Manfredo Manfredi (Ita, 12’, 2018)
    L’artista ritorna nel suo atelier, di notte. Le fantasie, le inquietudini, i ricordi si sovrappongono e prendono vita, fino all’alba, quando il mondo riprende la routine quotidiana.
    “La notte è spesso intesa come un luogo “altro” dove la mente si avventura nell’approssimarsi del sogno o nella lucida speculazione intellettuale. La notte è spesso un luogo dell’arte ed è a questo spazio fisico e mentale che si rivolge questo breve film” (MM).
    Màcula di Giuseppe Spina e Leonardo Carrano (Ita, 19’, 2018)
    In un indefinito spazio nero emerge a fatica la figura di un essere. Màcula ha contorni vaghi, vive nel buio come può e il suo sistema nervoso è sganciato, acrobatico verso la dissoluzione. Il film è un duello tra luce e buio, tra l’elaborazione di pellicola 35mm e i disegni animati su fondo nero. Il testo e la voce sono di Antonio Rezza, la musica di Ennio Morricone.
    Luminous variations in the city skies di Giuseppe Spina (Ita, 6’, 2019)
    Tra il 1932 e il 1957, alla Torre della Specola di Bologna, fu inventata una tecnologia ottica che rivoluzionò il metodo di osservazione dello Spazio. Una serie di specchi esagonali affiancati l’uno all’altro, vennero posti alla base della torre. Perpendicolare agli specchi venne montata una macchina fotografica mobile, che impressionò migliaia di lastre di vetro, compiendo una rassegna sistematica del cielo zenitale della città. Fu l’astronomo triestino Guido Horn D’Arturo a ideare e realizzare in trent’anni di ricerche lo “specchio a tasselli”, oggi alla base dei telescopi più avanzati. Le lastre fotografiche – ricche di immagini puntiformi, e oggi di macchie ed emulsioni deteriorate dal tempo – sono state riprese mediante processi di ingrandimento e cinematografate.

    Read More
  • Lubiana, Cineteca Slovena / Nomadica, labirinti di luce.

    On: 7 gennaio 2020
    In: 2020, Senza categoria
    Views: 335
     Like

    Cineteca Slovena, Lubiana. 16 Gennaio 2020, h20.00
    “Labirinti di luce”, un programma a cura di Nomadica
    (saranno presenti Giulia Mazzone e Giuseppe Spina)

    Nomadica è un network per il cinema di ricerca che ha sede in Italia. In modo del tutto libero dalle trafile distributive e produttive, Nomadica sostiene la creazione e la circolazione di opere realizzate da cineasti e artisti che lavorano in modo autonomo. Dei sei film d’animazione che compongono il programma solo il primo Il muro (1970) ha alle spalle una società di produzione (la mitica Corona Cinematografica, società romana che dalla fine degli anni ’40 produsse migliaia di film non solo di autori affermati ma anche di giovani cineasti sperimentali), ma questa e le altre opere sono il risultato di gesti artistici solitari e/o appartati. Ed è proprio l’atto di creazione – come luce che emerge, è contenuta ed esplode dal buio – che diviene il tema centrale e la suggestione alla base del percorso qui proposto.
    Manfredo Manfredi (MM), nato nel 1934, studia architettura e nel 1958 si diploma in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Roma, che negli anni ’60, è uno dei centri artistici più attivi al mondo: suoi amici sono Pascali, Kounellis, Ceroli, Piruca, artisti che hanno segnato la ricerca italiana. La sua sperimentazione nel campo del cinema d’animazione inizia nel 1963 e pur appartenendo alla fase in cui MM seguiva le classiche tecniche dell’animazione, Il muro presenta delle rilevanti ibridazioni: il disegno su rodoide si intreccia alla pittura animata e all’elaborazione di emulsione su pellicola, con un ritmo incalzante e ricco di sovrapposizioni e fader incrociati.
    Con Dedalo (1976) MM si ritrova per la prima volta a lavorare in totale solitudine: una matita a carboncino e dei fogli di carta, non crea movimenti e zoom con la verticale (strumento usato nel cinema d’animazione classico, la macchina da presa veniva fissata su un’asse verticale e dall’alto veniva mossa per dare movimento ai disegni) ma li disegna direttamente sul foglio, creando una sorta di scatola cinese. Allarga il quadro del fotogramma rispetto all’area del disegno, e mette in mostra l’illusione stessa dell’animazione, ne rivela il meccanismo artistico. Grazie all’unicità della sua forza poetica Dedalo riceve il Gran Premio al festival d’animazione d’Ottawa e una nomination all’Oscar.
    Negli anni a seguire MM lavora all’interno della società Cineteam, realizzando sigle TV e spot pubblicitari che sono veri esperimenti tecnici e artistici, e così bisognerà attendere gli anni ’90 per giungere a nuove importanti opere. Tra queste proponiamo il Canto XXVI dell’Inferno di Dante (1997), realizzato con la tecnica della pittura su vetro. Pennellata dopo pennellata, frame dopo frame, l’artista compone i suoi quadri, li trasforma e li distrugge. Non resta traccia dei dipinti se non nella pellicola che li ha impressionati e nella memoria di ognuno di noi.
    Nomadica è anche e soprattutto una zona franca fatta di legami e di incontri. Lo scambio e l’intreccio tra artisti, intellettuali, tecnici, porta a nuovi percorsi da esplorare. Così la collaborazione con MM ha condotto alla realizzazione del suo Lo spirito della notte (2018). Dopo quasi vent’anni fuori dal cinema e interamente dedicati alla pittura, sfodera un linguaggio vivace e divertito, “giocando” con decine di tecniche, affrontando il digitale e confermando la sua maestria. L’incontro avviene con Giuseppe Spina, che in questo film si occupa del montaggio e aiuta MM alla regia, e con Andrea Martignoni che ne cura i suoni.
    Gli ultimi anni sono stati al contempo segnati da una serie di incontri: in collaborazione con Leonardo Carrano, artista legato al cinema d’animazione sperimentale, è nato Màcula (2018), bizzarra e cupa opera che intreccia disegni su carta, differenti elaborazioni chimiche su emulsione Fujifilm 35mm, la voce e i testi del genio del teatro italiano Antonio Rezza e la musica del M° Ennio Morricone. Màcula ha alla base degli studi sul fenomeno entoptico (entós ‘dentro’ e optikós ‘del vedere’), si tratta di percezioni visive, macchie di luce, che si generano direttamente all’interno del globo oculare, soprattutto in condizioni prolungate di oscurità. Luminous variations in the city skies (2019), è ad oggi l’ultima animazione, un film realizzato con migliaia di lastre fotografiche degli anni ’50, da noi ritrovate alla Torre della Specola di Bologna: uno sguardo silenzioso verso le stelle e il passato, attraverso l’invenzione – ancora un atto creativo – di un grande scienziato.

    http://www.kinoteka.si
    http://www.kinoteka.si/si/463/748/Animateka_Labirinti_svetlobe.aspx

    PROGRAMMA (durata 70 minuti)

    Il muro di Manfredo Manfredi (Ita, 12’, 1970)
    Il muro riflette sulla condizione dell’arte di fronte alla distruzione della società post-atomica. Attraverso situazioni allegoriche dipinte con suggestive animazioni dai tratti marcati e aspri che prediligono i toni cromatici freddi, il film ritrae con dura rassegnazione lo sguardo e l’impossibilità di un’artista davanti al destino di morte e consunzione di un’intera società.


    Dedalo di Manfredo Manfredi (Ita, 11’, 1976)
    Composto da disegni su carta dai forti contrasti chiaroscurali, il film esprime una tensione metafisica attraverso un raffinato equilibrio grafico e una trama onirica che evidenzia una chiara dimensione autoriale e d’artista.

    Dante. La Divina Commedia, Inferno, Canto XXVI di Manfredo Manfredi (Ita, 10’, 1997)
    È il canto di Ulisse, ci si trova nell’ottava Bolgia dell’ottavo Cerchio dell’Inferno, il girone infernale dove sono puniti i consiglieri di frode. Realizzato con la tecnica della pittura su vetro.

    Lo spirito della notte di Manfredo Manfredi (Ita, 12’, 2018)
    L’artista ritorna nel suo atelier, di notte. Le fantasie, le inquietudini, i ricordi si sovrappongono e prendono vita, fino all’alba, quando il mondo riprende la routine quotidiana.
    “La notte è spesso intesa come un luogo “altro” dove la mente si avventura nell’approssimarsi del sogno o nella lucida speculazione intellettuale. La notte è spesso un luogo dell’arte ed è a questo spazio fisico e mentale che si rivolge questo breve film” (MM).

    Màcula di Giuseppe Spina e Leonardo Carrano (Ita, 19’, 2018)
    In un indefinito spazio nero emerge a fatica la figura di un essere. Màcula ha contorni vaghi, vive nel buio come può e il suo sistema nervoso è sganciato, acrobatico verso la dissoluzione. Il film è un duello tra luce e buio, tra l’elaborazione di pellicola 35mm e i disegni animati su fondo nero. Il testo e la voce sono di Antonio Rezza, la musica di Ennio Morricone.

    Luminous variations in the city skies di Giuseppe Spina (Ita, 6’, 2019)
    Tra il 1932 e il 1957, alla Torre della Specola di Bologna, fu inventata una tecnologia ottica che rivoluzionò il metodo di osservazione dello Spazio. Una serie di specchi esagonali affiancati l’uno all’altro, vennero posti alla base della torre. Perpendicolare agli specchi venne montata una macchina fotografica mobile, che impressionò migliaia di lastre di vetro, compiendo una rassegna sistematica del cielo zenitale della città. Fu l’astronomo triestino Guido Horn D’Arturo a ideare e realizzare in trent’anni di ricerche lo “specchio a tasselli”, oggi alla base dei telescopi più avanzati.  Le lastre fotografiche – ricche di immagini puntiformi, e oggi di macchie ed emulsioni deteriorate dal tempo – sono state riprese mediante processi di ingrandimento e cinematografate.

    Read More
  • Weekend On the Moon 2019

    On: 17 settembre 2019
    In: Senza categoria
    Views: 0
     Like

    Nomadica – Weekend On the Moon 2019 – October 31 / November 3 2019
    Bologna, Menomale, via de’ Pepoli 1/A

     

    Rigorous, polymorphic, intimate, and explosive in the making: with such a drive this cinema investigates humankind and its gaze, work, existence, sense of self and the whole. The films we will be dealing with during this long weekend don’t display opinions or collect judgments, instead, they are gestures, acts: they are unknown and limitless images that generate multiple thoughts in front of the eyes that reach out and look at them, tie and untie them, and desire them (from the Latin de-sidera, “drifting apart from the stars”).
    This Cinema has nothing to do with the traditional ways of producing, it doesn’t attempt to capitalize a thing, and lives in another space of action: an essential authorial and artistic act.
    The Weekend On the Moon (WOM) refers to two celebrations: the moon landing of 1969 and – ten years prior – the starting of the exploration missions of the satellite (the first experiments on the Moon, and the first images that moved away from Earth). It is explorations we deal with, we who travel through the hidden corners of an underground cinema in continuous expansion.
    Tens of films, created in recent years and premiering in Italy, organized in a kaleidoscopic program that follows a continuous movement inside and outside of the screen, from day to night. And then, three mornings dedicated to the dissemination of thought and experience: Three ways of talking Cinema. All while immersed in a lunar Wunderkammer, the Menomale Space, the heart of the city.

    Un fare rigoroso, polimorfo, intimo ed esplosivo: con tale spinta questo cinema indaga l’uomo, il suo sguardo, il lavoro, l’esistenza, la percezione di sé, del tutto. Quelli che trattiamo in questo lungo weekend non sono film che espongono opinioni, potenziali sommatorie di giudizio, ma sono gesti, atti: sono immagini sconosciute, sconfinate, che generano pensieri molteplici di fronte agli occhi che le raggiungono e le guardano, le fanno e le disfano, che le desiderano (dal lat. de-sidera “mancanza di stelle”).
    Un cinema che non ha nulla a che fare con le modalità di produzione comuni, che non cerca di capitalizzare un bel nulla, che vive in un altro spazio d’azione: atto autoriale e artistico essenziale.
    Weekend On the Moon (WOM) fa riferimento a due ricorrenze: l’allunaggio del 1969 e, dieci anni prima, l’avvio delle missioni di esplorazione del satellite (le prime sperimentazioni sulla Luna, le prime immagini che si allontanavano dalla Terra). Di esplorazioni si tratta, per noi che viaggiamo negli angoli nascosti di un cinema sotterraneo in costante espansione.
    Decine di film realizzati negli ultimi anni, in anteprima italiana, strutturati in un programma caleidoscopico, in un movimento continuo dentro e fuori dallo schermo, dal giorno alla notte. E poi tre mattinate dedicate alla diffusione del pensiero e dell’esperienza:
    Tre modi di parlare-il-cinema. Il tutto immerso in una wunderkammer lunare, il Menomale, l’esatto cuore della città.

    THURSDAY OCT 31

    ***

    h 18.00 – 19.00
    Selection 1

    h 19.00 – 20.30
    WOM focus: Sky Hopinka
    h 21.30 – 23.00
    Music sounds better with you
    h 23.00 ->
    Selection 2
    FRIDAY NOV 1

    h 10.30 – 13.00
    Three ways of talking Cinema #1
    breakfast with Found Footage Magazine, Revista Lumière, Walden Magazine

    h 16.30 – 18.00 🎥
    Selection 3
    Selection 4

    h 18.00 – 20.00 🎥
    Field Studies:
    Rose Lowder and Scott Hammen

    h 21.00 – 22.30
    WOM focus: Luca Ferri
    h 22.30 ->
    Dark with excessive bright
    SATURDAY NOV 2

    h 10.30 – 13.00
    Three ways of talking Cinema #2
    breakfast with Luca Ferri

    h 16.30 – 18.00
    Alcatraz revisited
    h 18.00 – 19.30 🎥
    Found Footage Cinema:
    Painting with film and light

    h 19.30 – 21.00 🎥
    WOM focus: Bruno Delgado Ramo
    h 22.00 – 23.00 🎥
    Nervous twitching
    h 20.00 – 24.00 🎥
    Canti Neri
    (new version for 2-4 projectors)

    installation by WarshadFilm,
    artistic duo from UnzaLab
    SUNDAY NOV 3

    h 10.30 – 13.00
    Three ways of talking Cinema #3
    breakfast with Chiara Seghetto – “Marco Melani, the man with the golden eye”

    h 16.30 – 17.30
    Between Trancendence and Immanence
    (Contemporary Turkish Exp. Films)
    h 18.00 – 19.30
    Selection 5
    h 19.30 – 20.30
    Selection 6
    ***

    ***

    Nomadica – Weekend on the Moon 2019
    is created by / with the presence of / with the programs by / and thanks to:

    Francisco Algarìn Navarro, Zeynep Ayaşlıgil, Samantha Angeloni, Mattia Biancucci, Gianna Carbonera, Rinaldo Censi, Bruno Delgado Ramo, Federico Epifanio, Cecilia Ermini, Luca Ferri, Elena Fusconi, Martin Grennberger, Yavuz Gözeller, Tommaso Isabella, Christian Kühne, Fiona Lejosne, Marco Mago Magagnoli, Cristina Martinez, Sofia Mazzaglia, Giulia Mazzone, Stefano Miraglia, Naomi Morello, Alessandro Negri, Riccardo Re, Sofia Russo, Ines Schiller, Chiara Seghetto, Giuseppe Spina, UnzaLab, César Ustarroz.

    “Aspect of an eclipse of the Sun by the Earth, as it would appear as seen from the Moon.” Illustrated by James Nasmyth, 1874.

    With films by:

    Martin Arnold, Dianna Barrie, Prantik Basu, Alessandra Beltrame, Sarah Bliss, Dan Browne, Adrián Canoura, Linda Christanell, Charlotte Clermont, Colectivo Los Ingrávidos, Helena Deda, Bruno Delgado Ramo, Théo Deliyannis, Roger Deutsch, Lena Ditte Nissen, Tiziano Doria, James Edmonds, Zachary Epcar, Alex Faoro, Laurence Favre, Pedro Ferreira, Luca Ferri, Siegfried Fruhauf, Ariana Gerstein, Miriam Gossing, Tim Grabham (aka iloobia), Brittany Gravely, Samira Guadagnuolo, Vincent Guilbert, Sinan Güldal, Scott Hammen, Sky Hopinka, Roger Horn, Lara Kamhi, Chris Kennedy, Josh Lewis, Ken Linehan, Simon Liu, Rose Lowder, Jodie Mack, Jean-Jacques Martinod, Bori Máté, Ross Meckfessel, Luján Montes, Daniel Murphy, Naz Önen, John Price, Annalisa Donatella Quagliata, Lee Ranaldo, Georges Rey, Jay Rosenblatt, Sylvia Schedelbauer, Lee Anne Schmitt, M.M. Serra, Paul Sharits, Lina Sieckmann, Guli Silberstein, Claes Söderquist, Mike Stoltz, Deborah Stratman, Malena Szlam, Richard Tuohy, Esther Urlus, Zeno van den Broek, Josh Weissbach, Steven Woloshen.

    ***

    Three ways of talking Cinema (breakfast with *) includes:
    Found Footage Magazine / Revista Lumière / Walden magazine; Luca Ferri; Chiara Seghetto (with the project dedicated to Marco Melani)

    ***

    In collaboration with:
    Menomale, UnzaLab, Revista Lumière, Magasinet Walden, Found Footage Magazine, Movimcat / The Moving Image Catalog,
    Istanbul International Experimental Film Festival, La Camera Ardente

    Special thanks to:
    Lightcone, Sixpackfilm, The Film-Makers’ Cooperative

    The moon, by Henry Draper (1863)

    Read More
  • Luminous variations in the city skies

    On: 2 aprile 2019
    In: Senza categoria
    Views: 0
     Like

     

    Luminous variations in the city skies / Variazioni luminose nei cieli della città
    2019, silent, 6 min
    a film by Giuseppe Spina

     

    Between 1932 and 1957, at the Specola Tower in Bologna, a new optical technology was invented, one that would revolutionize outer space observatory methods. The tower’s four floors were perforated and a series of hexagonal mirrors were installed side by side at its base, creating a giant telescope of 2 by 24 meters. A mobile camera was set at right angles to the mirrors, with a focal length of 10,41 meters, exposing thousands of glass plates which offered a systematic overview of the city’s zenithal sky. Thirty years of research were necessary for the astronomer Guido Horn D’Arturo to invent the specchio a tasselli – also called multimirror or segmented mirror – an archetype of today’s most advanced telescopes. Full of point-like shapes, these photographic plates are now also full of spots and traces of deteriorated emulsions. This silent film, made by Giuseppe Spina, is composed of digital scans and blow-ups of Horn D’Arturo’s plates.

    Tra il 1932 e il 1957, alla Torre della Specola di Bologna, fu inventata una tecnologia ottica che rivoluzionò il metodo di osservazione dello Spazio. Una serie di specchi esagonali affiancati l’uno all’altro, vennero posti alla base della torre che fu perforata per 4 piani, a creare un vero telescopio, profondo 24 metri, largo 2. Perpendicolare agli specchi, ad una distanza focale di 10,41 metri, venne montata una macchina fotografica mobile, che impressionò migliaia di lastre di vetro, compiendo una rassegna sistematica del cielo zenitale della città. Fu l’astronomo Guido Horn D’Arturo a ideare e realizzare in trent’anni di ricerche lo “specchio a tasselli”, oggi alla base dei telescopi più avanzati. Viene chiamato “multimirror” o “segmented mirror”. Per questo film le lastre fotografiche di Horn – ricche di immagini puntiformi, e oggi di macchie ed emulsioni deteriorate dal tempo – sono state riprese mediante processi di ingrandimento e digitalizzate, ovvero cinematografate da Giuseppe Spina.

    Screenings & exhibitions

    2020/02 Rencontres Internationales Paris/Berlin, FR [Video Library] 2020/02 RPM Festival, USA
    2020/01 Slovenska kinoteka, SI
    2019/11 Encuentros Cinematográficos Cámara Lúcida, EC
    2019/11 Istanbul International Experimental Film Festival, TR
    2019/09 Unseen Festival, USA
    2019/08 Disorder Festival, IT
    2019/06 Pesaro Film Festival, IT
    2019/06 Laterale Film Festival, IT
    2019/05 Designed Reminiscence Vol.2, Synesthesia Gallery, USA

     

    Read More
  • Marco Melani – The Man with the Golden Eye

    On: 28 gennaio 2019
    In: Senza categoria
    Views: 0
     Like


    Raccontare Melani non è un atto nostalgico, nasce piuttosto dalla convinzione che non possiamo fare a meno della sua eredità e della necessità di divulgare questo modo di fare, pensare e vivere il cinema. È un omaggio al suo incessante seminare che non si è mai preoccupato di raccogliere, alle sue scoperte e intuizioni, generosamente condivise piuttosto che rivendicate e sbandierate.

    Marco Melani è un cinéphile instancabile, ossessionato e rivoluzionario. Attivo a partire dalla fine degli anni ‘60 fino al 1996, anno della sua morte. “Parlatore” potente e raffinato, agisce il cinema, creando ponti e connessioni, tra registi provenienti da ogni parte del mondo, tra autori ed attori (la coppia Jarmush-Benigni), tra critici e registi, tra pubblico e autori. In questo attraversare e farsi attraversare dal cinema, Melani, abile rabdomante, coglie il nuovo, divulgandolo. Amos Gitai, Julio Bressane, Stavros Tornes, sono solo alcuni dei registi che grazie a lui hanno avuto in Italia un più facile riconoscimento di critica e pubblico.
    E’ attore e collaboratore dell’amico cineasta Piero Bargellini, con cui sperimenta nuove forme di espressione ispirate al New American Cinema; aiuto-regia e sceneggiatore di Gianni Amico; programmatore per i festival di Salsomaggiore, Taormina, Torino. Dall’85 collabora con la Rai: prima con Enrico Ghezzi per “La magnifica ossessione” (una maratona televisiva di quaranta ore per celebrare i 90 anni della prima proiezione pubblica dei Fratelli Lumiére), poi con tutto il gruppo di Blob e Fuoriorario.

    The Man with the Golden Eye è un progetto totalmente autonomo di Chiara Seghetto, con la collaborazione di nomadica.eu e il montaggio di Giuseppe Spina.
    La raccolta di materiali e testimonianze che compongono questo progetto è iniziata nel 2009.

    * * *

    Telling Melani’s story is not a nostalgic act, rather it comes from the belief that we can not do without his legacy and the need to divulge this way of doing, thinking and living cinema. It is a tribute to his incessant sowing that has never bothered to gather, to his discoveries and intuitions, generously shared rather than claimed and showed off.

    Marco Melani is a tireless, obsessed and revolutionary cinéphile. Active from the late 60s until 1996, the year of his death. Powerful and refined speaker, he acts the cinema, creating bridges and connections, between directors from all over the world, between authors and actors (the Jarmusch-Benigni duo), between critics and directors, between public and authors.
    He is an actor and collaborator of his filmmaker friend Piero Bargellini, with whom he experiments new forms of expression inspired by the New American Cinema; assistant director and screenwriter of Gianni Amico; programmer for the Salsomaggiore, Taormina, Turin film festivals. From 1985 he collaborates with Rai: first with Enrico Ghezzi for “The magnificent obsession” (a forty-hour television marathon to celebrate the 90th anniversary of the first public screening of the Lumière Brothers), then with the whole group of Blob and Fuoriorario.

    The Man with the Golden Eye is a totally autonomous project by Chiara Seghetto, with the collaboration of nomadica.eu and the editing of Giuseppe Spina.
    The collection of materials and testimonies that make up this project began in 2009.

    * * *

    link e altri materiali

    Read More