• Dizionario dei luoghi comuni del cinema italiano

    On: 8 novembre 2020
    In: Senza categoria
    Views: 0
     Like

    CAPIRE Edizioni, 2020

    Alessio Galbiati
    Dizionario dei luoghi comuni del cinema italiano
    Collana: LA NUOVA COLLANA COLORATA Coriandoli a cura di Francesco Selvi
    CAPIRE Edizioni Srls
    CartaCanta Editore | Risguardi Edizioni | EDM
    Pagine: 96 – Euro 9,00 – Ed. 966
    www.cartacantaeditore.it

    Il riferimento è Flaubert, nientemeno. Il contesto è l’Italia e la sua industria cinematografica, fino alle sue propaggini più indipendenti e anarchiche.
    Il Dizionario nasce da appunti e frammenti accumulati nel corso degli anni, strutturati in ordine alfabetico, con l’idea di raccontare i tic e le bestialità di un mondo e dei suoi abitanti.
    Una collezione dei petali del fiore che mai sfiorisce: la Stupidità umana.
    Un impietoso ritratto, divertente e divertito, dal quale nessuno può sentirsi escluso; men che meno l’autore.

    Sul nuovo libro di Alessio Galbiati, il Dizionario dei luoghi comuni del cinema italiano.

    Esistono molti stupidi manuali di cinema italiano, spesso venduti a universitari costretti a rimpinguare le tasche di professori a corto di idee e con l’obbligo di pubblicazione, professori che pur di continuare a ricoprire quei ruoli, pur di riempire quelle pagine bianche, ripetono i concetti più inutili, ritritano storie e storielle.
    Ci sono stupidi dizionari di cinema, annuali elenchi di titoli in rigoroso ordine alfabetico, accozzaglie di sinossi e giudizi affrettati (li chiamano critici e godono di grande stima), specchio della povertà e del minimalismo sinaptico. Vengono pubblicati annualmente e con la cadenza vile di ogni tradizione ripetono fino alla nausea gli stessi aneddoti.
    E ci sono stupidi cinefili, i paladini della critica, hanno spazi su giornali e riviste, scrivono di tutto sull’ultimo film visto in sala, usano e reinterpretano malamente frasi e concetti di filosofi e pensatori, smontandone involontariamente il valore, riducendoli a scarne fastidiose presenze, tant’è che citare Deleuze o Lacan è ormai diventata una pratica ridicola. Anche in questo caso a regnare è quella ripetizione stantia che genera il male supremo: lo stereotipo, che cancella. Il frutto celebrale del reazionario tradizionalista (che in molti casi si crede di sinistra). Perché quando tale pratica si diffonde diventa una “forza storica” e, nella fattispecie, la forza storica del cinema italiano, forza che avanza inesorabilmente.
    Se può esserci un antidoto a tutto questo da oggi c’è: si tratta del primo dizionario il cui oggetto è la Stupidità stessa. Le stupidità lette, dette, sentite, vissute negli anni, create e massificate per la massa, come massi, come macigni che con queste pagine oggi si sgretolano – o almeno dovrebbero sgretolarsi – in una risata più o meno amara. 
Il lettore, accantonando Whitman, si ritroverà a percorrere un sentiero (troppo) battuto e tempestato di merde, con certa fatica tenterà di evitarle ma alla fine certamente le incontrerà e le pesterà! Troverà cioè dei legami segreti tra i suoi pensieri e una, due, cento delle 463 voci di questo compendio di stereotipi che è il Dizionario dei luoghi comuni del cinema italiano. Gli effetti di questo cammino potranno essere illuminanti e divertiti o disgustati e indifferenti.
    Chi ha scritto questo libro, Alessio Galbiati, è mente attenta e sensibile, svincolata dagli interessi trasversali che condannano i molti. Prova ne è il suo decennale Rapporto Confidenziale, che oltre ad essere un atto pregevole per coerenza e linea è anche una rara rivista realmente indipendente dal panorama italico. Edito da Capire Edizioni, si tratta del primo volume di Coriandoli una collana diretta da quel salvatico – perché “salvatico è colui che si salva” – di Francesco Selvi.
    Questo libretto è una sorta di anti-manifesto che divertendo svela le Stupidità e, tra le righe, ne rivela le pratiche, stimola riflessioni e questioni sul cinema italiano. Sfogliare queste pagine vuol dire percorrere un passo e un sorriso verso la salvezza: attenzione però perché le merde/stereotipi si annidano nelle menti, bisogna attivarsi quantomeno per riconoscerle e magari cercare di evitarle. Ecco un piccolo strumento che senza dubbio aiuta chi è disponibile all’impresa.

 In coda al Dizionario il lettore troverà una breve e chiarificatrice raccolta, si tratta delle Scritte sui muri dei bagni dei cinema italiani – selezionate tra il 1995 e il 2020 – che rappresentano la rivelazione finale: mentre sugli schermi l’intellettuale italico tenta di occultare il proprio fallimento, nei cessi delle sale il pubblico più audace si lascia andare alle idee più originali, inedite e forse, infine, risolutrici. 
(gs)

    Bari, 2000

    Alessio Galbiati è critico cinematografico, fondatore e direttore editoriale di Rap-
    porto Confidenziale. Ha scritto per, e collaborato, con diverse testate cartacee e digitali, occupandosi perlopiù di quelle cose che si è soliti chiamare “film”; scrive trattamenti e sceneggiature per il cinema e la televisione. Come Flaiano, pensa che «L’arte sia un investimento di capitali, la cultura un alibi». Eccetera eccetera…

    CORIANDOLIQuando la letteratura ti mette il carnevale in testa
    a cura di Francesco Selvi.

    Si legge sempre meno, un problema!
    Le case editrici collassano, un problema!
    In Italia leggere è valutato, quando va bene, superfluo, un problema!
    Ma basta un poco di zucchero e la pillola va giù! Una pillola colorata e piccola, invitante, briosa, allegra e fresca!
    Questa pillola è la collana CORIANDOLI.
    Libri di piccolo formato stampati su carta colorata, ogni titolo una carta di colore diverso, illustrati all’interno con giallo&nero o malva&nero o….zafferano&nero!
    Libri che appunto siano ambigui come il carnevale: freschi e leggeri ma allo stesso tempo inquietanti e profondamente intelligenti, letture veloci ma su cui poter tornare più e più volte col piacere ogni volta di scoprire un aspetto nuovo.
    La collana CORIANDOLI non è dedita al qualunquismo, non vuole essere blanda e innocua letteratura da ombrellone, bensì affrontare il nostro mondo contemporaneo con feroce ironia, per far fissare sul viso del lettore un sorriso che ben presto si scoprirà essere quanto di più vicino ad un ringhio!
    Piccoli e maneggevoli, i libri della collana CORIANDOLI dovranno avere un costo modico, non oltrepassando mai i dieci €, superbi nell’aspetto grafico e belli sotto l’aspetto visivo.
    Ogni volumetto sarà stampato in 200 copie numerate, confidando in più e più ristampe.

    Il Carnevale, in opposizione alla festa ufficiale, era il trionfo di una sorta di liberazione temporanea della verità dominante e dal regime esistente, l’abolizione provvisoria di tutti i rapporti gerarchici, dei privilegi, delle regole e dei tabù. Era l’autentica festa del tempo, del divenire, degli avvicendamenti e del rinnovamento. Si opponeva ad ogni perpetuazione, ad ogni carattere definitivo e ad ogni fine.
    M. Bachtin

    Read More
  • 10 film di Joseph Bernard

    On: 23 ottobre 2020
    In: Senza categoria
    Views: 0
     Like

    Joseph Bernard vive a Troy, nel Michigan (USA), per un periodo della sua carriera, dal 1975 al 1985, ha lavorato con il mezzo cinematografico e in particolare con il Super8 realizzando più di 100 film. Allievo di Stan Brakhage, ha sperimentato un linguaggio che sviluppa la tecnica del collage cinetico. Un lavoro estremamente minuzioso se si pensa che la larghezza del Super8 è di circa mezzo centimetro. JB filma, rimonta e smonta i suoi film, con un fare che per semplificare potremmo considerare duale: da una parte la creazione del singolo fotogramma, il quadro, che può essere considerato opera-a-sé, realizzato con decine di tecniche differenti dalla ripresa diaristica e fotografica al camera-less. Dall’altra la messa in sequenza/movimento di queste cellule, cioè la relazione dei singoli fotogrammi così come delle luci, delle rifrazioni, dei colori e delle linee in esse contenute – anche qui con tecniche varie e un montaggio che può avvenire in camera o con un estremo lavoro di tagli. Bernard completa così i suoi lavori venendo fuori dalla pura astrazione e creando un complesso di pensieri, un discorso filosofico, artistico, personale.
    I suoi film sono stati proiettati al Detroit Institute of Arts, Chicago Filmmakers, Rutgers University, San Francisco Cinematheque, Ann Arbor Film Festival, Spektrum in Berlin, Dublin’s Irish Film Institute, Cineinfinito in Barcelona, NYC’s Museum of Modern Art e in decine di altri spazi.

    Pubblichiamo una selezione di 10 film di Joseph Bernard (per un totale di 90 minuti circa), corredata da un saggio di Phil Coldiron del 2015, scritto per la rivista Cinema Scope in occasione della pubblicazione del blu-ray Prismatic Music, e da un’intervista all’autore di Jeanette Strezinski alla Batista Gallery il 17 aprile 2004. Entrambi i testi sono stati tradotti in italiano. Ringraziamo Joseph e la moglie MariaLuisa per la disponibilità e l’amicizia, Jeanette Strezinski e Phil Coldiron per aver dato il consenso alla pubblicazione.

    A cura di Riccardo Re e Giuseppe Spina, la revisione delle traduzioni è di Stefano Miraglia.

    Il sito di Joseph Bernard : https://www.josephbernard.com/

    Joseph Bernard, intervista di Jeanette Strezinski – Batista Gallery, 17 aprile 2004 • ITA // ENG
    Implicazioni di una Totalità: Fotogrammi per i film di Joseph Bernard, di Phil Coldiron, in Cinema Scope 63 • ITA // ENG

    CHAMBER (1977)

    Il titolo del film tiene conto dei significati e delle implicazioni della parola “camera”, come parte del cuore, musica intima, oscurità, stanza, cinepresa, prigione, cilindro di una pistola… vuoto o carico. Chamber ha sancito la mia conversione da pittore a cineasta.

    JSB AT 9 (1978)

    Ritratto montato interamente in camera di Jessie Serafina Bernard, tra il sole e l’ombra di un tardo pomeriggio d’estate.

    RITUAL (1979)

    Questo è uno di quei rari casi di montaggio in camera totale che offrirà spunti per i miei successivi e più stratificati film. Il ritmo e le dissolvenze incrociate sono state un regalo perfetto! Super8, muto, sperimentale.

    DIVERSION (1980)

    Un naturale accompagnamento a Ritual. Entrambi i film sono densamente compressi e aprono diverse opzioni al lavoro futuro. Super8, muto.

    SPLICES FOR SHARITS (1980)

    Questo omaggio al regista strutturalista Paul Sharits è stato realizzato ri-fotografando migliaia di giunture, e organizzandole in quattro movimenti. L’immagine continua della linea di giuntura implica quasi un paesaggio onirico/una linea d’orizzonte. Ho incontrato Sharits poco dopo aver completato il film e gliene ho regalato una stampa a cui ha risposto con entusiasmo. Super8, muto, sperimentale.

    EYE REELS (1980)

    Una fusione intricata di astrazioni dal sapore celtico, home movies e un festival di danza irlandese, montata avendo in mente proprio quelle mosse. Le riprese rapide e la modellazione densa all’interno del film trovano i loro echi nei ricami, nei pizzi, nella lavorazione della pietra e del metallo – tutto ciò deriva dal linguaggio stesso; sia nel suono che nell’aspetto calligrafico.

    NIGHT MIX (1982)

    Una risposta a un dibattito fra me e un amico fotografo, immagine fissa vs immagine in movimento. Night Mix contiene un ampio vocabolario filmico grazie al largo impiego di fotogrammi incollati, macchiati di inchiostro, sbiancati, disegnati e pesantemente giuntati fra loro. Il montaggio è astrattamente e ritmicamente intenso. È girato a Provincetown. Super8, muto, colore, b&w. Dedicato a Bill Gubbins.

    VARIANT CHANTS (1983)

    Una danza celebrativa dervisci fatta di luce, colore e movimento. È una combinazione di riprese in esterni e tabletop shootings che includono oggetti, diapositive 35mm e immagini dei miei primi dipinti su vetro. Super8, muto, non-narrativo.

    FILM FOR UNTITLED VIEWER (1983)

    Un soliloquio itinerante senza giunture che accoglie lo spettatore solitario, sconosciuto e perspicace con cui condivido il film.

    HER MOVES (1985)

    12 filmati intrecciati di donne impegnate in attività personali – ciascuna filmata separatamente, quindi montata in una sorta di danza collettiva. Il mio ultimo film completo.

     

     

    Read More
  • 15° MONTREAL UNDERGROUND FILM FESTIVAL

    On: 15 settembre 2020
    In: Senza categoria
    Views: 126
     Like

    Luminous Variations in the City Skies by Giuseppe Spina,
    will be shown at 15° MONTREAL UNDERGROUND FILM FESTIVAL, Canada, in the program titled “SATNAV”.

    The 15th Edition of The Montreal Underground Film Festival
    La 15ème édition du Festival de films underground de Montréal

     

    Read More
  • CROSSROADS 2020, San Francisco Cinematheque

    On: 13 settembre 2020
    In: Senza categoria
    Views: 153
     Like

    Luminous Variations in the City Skies” in the CROSSROADS 2020  – San Francisco Cinematheque, a festival of artist-made film & video.

    Program online August 25 – September 30
    Livestream premiere, August 24 at 7.00 pm PDT (in Italy at 4.00 am).

    program 4 • all those things you used to feel

    Program opens with a series of quietly lyrical and observational works: reveries of landscape, the celestial heavens and the body; mediumistic studies of corporeal time and of eternity. These slowly give way explorations of the electronic ether and the mediation of subjectivity.  Not without humor, these oblique conundra present uncanny intermediated non-places in which intimacy becomes increasingly alien and where buildings and other mysterious objects assert themselves.

    SCREENING: Westinghouse One (2019) by Kevin Jerome Everson (livestream only); mockingbird (2020) by Kevin Jerome Everson (livestream only); Die Nacht (2017-2019) by Wenhua Shi; liminal poem (2019) by Susan DeLeo; Luminous Variations in the City Skies (2019) by Giuseppe Spina; Sympathetic Bodies (2018) by Margaret Rorison; Traces (2020) by Carleen Maur; where i don’t meet you (2019) by Charlotte Clermont; Plants Are Like People (2018) by Charlotte Clermont; Story of the Dreaming Water, Chapter One (2018) by Brittany Gravely; The Tower (2019) by Silvestar Kolbas; Interbeing (2018) by Martina Hoogland Ivanow; My Favorite Object (2019) by Meredith Moore

    CROSSROADS 2020 / San Francisco Cinematheque
    85 works of film and video by 71 artists representing 22 countries and territories presented in 9 curated programs.

    Read More
  • Cineteca Slovena, Lubiana. “Labirinti di luce” un programma a cura di Nomadica.

    On: 7 gennaio 2020
    In: Senza categoria
    Views: 0
     Like

    Cineteca Slovena, Lubiana. 16 Gennaio 2020, h20.00
    “Labirinti di luce”, un programma a cura di Nomadica.
    In collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Lubiana
    Saranno presenti Giulia Mazzone e Giuseppe Spina

    Nomadica è un network per il cinema di ricerca che ha sede in Italia. In modo del tutto libero dalle trafile distributive e produttive, Nomadica sostiene la creazione e la circolazione di opere realizzate da cineasti e artisti che lavorano in modo autonomo. Dei sei film d’animazione che compongono il programma solo il primo Il muro (1970) ha alle spalle una società di produzione (la mitica Corona Cinematografica, società romana che dalla fine degli anni ’40 produsse migliaia di film non solo di autori affermati ma anche di giovani cineasti sperimentali), ma questa e le altre opere sono il risultato di gesti artistici solitari e/o appartati. Ed è proprio l’atto di creazione – come luce che emerge, è contenuta ed esplode dal buio – che diviene il tema centrale e la suggestione alla base del percorso qui proposto.

    fotogrammi da “La Divina Commedia – Inf., XXVI” di Manfredo Manfredi

    Manfredo Manfredi (MM), nato nel 1934, studia architettura e nel 1958 si diploma in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Roma, che negli anni ’60, è uno dei centri artistici più attivi al mondo: suoi amici sono Pascali, Kounellis, Ceroli, Piruca, artisti che hanno segnato la ricerca italiana. La sua sperimentazione nel campo del cinema d’animazione inizia nel 1963 e pur appartenendo alla fase in cui MM seguiva le classiche tecniche dell’animazione, Il muro presenta delle rilevanti ibridazioni: il disegno su rodoide si intreccia alla pittura animata e all’elaborazione di emulsione su pellicola, con un ritmo incalzante e ricco di sovrapposizioni e fader incrociati.
    Con Dedalo (1976) MM si ritrova per la prima volta a lavorare in totale solitudine: una matita a carboncino e dei fogli di carta, non crea movimenti e zoom con la verticale (strumento usato nel cinema d’animazione classico, la macchina da presa veniva fissata su un’asse verticale e dall’alto veniva mossa per dare movimento ai disegni) ma li disegna direttamente sul foglio, creando una sorta di scatola cinese. Allarga il quadro del fotogramma rispetto all’area del disegno, e mette in mostra l’illusione stessa dell’animazione, ne rivela il meccanismo artistico. Grazie all’unicità della sua forza poetica Dedalo riceve il Gran Premio al festival d’animazione d’Ottawa e una nomination all’Oscar.
    Negli anni a seguire MM lavora all’interno della società Cineteam, realizzando sigle TV e spot pubblicitari che sono veri esperimenti tecnici e artistici, e così bisognerà attendere gli anni ’90 per giungere a nuove importanti opere. Tra queste proponiamo il Canto XXVI dell’Inferno di Dante (1997), realizzato con la tecnica della pittura su vetro. Pennellata dopo pennellata, frame dopo frame, l’artista compone i suoi quadri, li trasforma e li distrugge. Non resta traccia dei dipinti se non nella pellicola che li ha impressionati e nella memoria di ognuno di noi.
    Nomadica è anche e soprattutto una zona franca fatta di legami e di incontri. Lo scambio e l’intreccio tra artisti, intellettuali, tecnici, porta a nuovi percorsi da esplorare. Così la collaborazione con MM ha condotto alla realizzazione del suo Lo spirito della notte (2018). Dopo quasi vent’anni fuori dal cinema e interamente dedicati alla pittura, sfodera un linguaggio vivace e divertito, “giocando” con decine di tecniche, affrontando il digitale e confermando la sua maestria. L’incontro avviene con Giuseppe Spina, che in questo film si occupa del montaggio e aiuta MM alla regia, e con Andrea Martignoni che ne cura i suoni.
    Gli ultimi anni sono stati al contempo segnati da una serie di incontri: in collaborazione con Leonardo Carrano, artista legato al cinema d’animazione sperimentale, è nato Màcula (2018), bizzarra e cupa opera che intreccia disegni su carta, differenti elaborazioni chimiche su emulsione Fujifilm 35mm, la voce e i testi del genio del teatro italiano Antonio Rezza e la musica del M° Ennio Morricone. Màcula ha alla base degli studi sul fenomeno entoptico (entós ‘dentro’ e optikós ‘del vedere’), si tratta di percezioni visive, macchie di luce, che si generano direttamente all’interno del globo oculare, soprattutto in condizioni prolungate di oscurità. Luminous variations in the city skies (2019), è ad oggi l’ultima animazione, un film realizzato con migliaia di lastre fotografiche degli anni ’50, da noi ritrovate alla Torre della Specola di Bologna: uno sguardo silenzioso verso le stelle e il passato, attraverso l’invenzione – ancora un atto creativo – di un grande scienziato.

    http://www.kinoteka.si
    http://www.kinoteka.si/si/463/748/Animateka_Labirinti_svetlobe.aspx
    https://www.facebook.com/events/602923716942062/

    PROGRAMMA (durata 70 minuti)

    Il muro di Manfredo Manfredi (Ita, 12’, 1970)
    Il muro riflette sulla condizione dell’arte di fronte alla distruzione della società post-atomica. Attraverso situazioni allegoriche dipinte con suggestive animazioni dai tratti marcati e aspri che prediligono i toni cromatici freddi, il film ritrae con dura rassegnazione lo sguardo e l’impossibilità di un’artista davanti al destino di morte e consunzione di un’intera società.


    Dedalo di Manfredo Manfredi (Ita, 11’, 1976)
    Composto da disegni su carta dai forti contrasti chiaroscurali, il film esprime una tensione metafisica attraverso un raffinato equilibrio grafico e una trama onirica che evidenzia una chiara dimensione autoriale e d’artista.

    Dante. La Divina Commedia, Inferno, Canto XXVI di Manfredo Manfredi (Ita, 10’, 1997)
    È il canto di Ulisse, ci si trova nell’ottava Bolgia dell’ottavo Cerchio dell’Inferno, il girone infernale dove sono puniti i consiglieri di frode. Realizzato con la tecnica della pittura su vetro.

    Lo spirito della notte di Manfredo Manfredi (Ita, 12’, 2018)
    L’artista ritorna nel suo atelier, di notte. Le fantasie, le inquietudini, i ricordi si sovrappongono e prendono vita, fino all’alba, quando il mondo riprende la routine quotidiana.
    “La notte è spesso intesa come un luogo “altro” dove la mente si avventura nell’approssimarsi del sogno o nella lucida speculazione intellettuale. La notte è spesso un luogo dell’arte ed è a questo spazio fisico e mentale che si rivolge questo breve film” (MM).
    Màcula di Giuseppe Spina e Leonardo Carrano (Ita, 19’, 2018)
    In un indefinito spazio nero emerge a fatica la figura di un essere. Màcula ha contorni vaghi, vive nel buio come può e il suo sistema nervoso è sganciato, acrobatico verso la dissoluzione. Il film è un duello tra luce e buio, tra l’elaborazione di pellicola 35mm e i disegni animati su fondo nero. Il testo e la voce sono di Antonio Rezza, la musica di Ennio Morricone.
    Luminous variations in the city skies di Giuseppe Spina (Ita, 6’, 2019)
    Tra il 1932 e il 1957, alla Torre della Specola di Bologna, fu inventata una tecnologia ottica che rivoluzionò il metodo di osservazione dello Spazio. Una serie di specchi esagonali affiancati l’uno all’altro, vennero posti alla base della torre. Perpendicolare agli specchi venne montata una macchina fotografica mobile, che impressionò migliaia di lastre di vetro, compiendo una rassegna sistematica del cielo zenitale della città. Fu l’astronomo triestino Guido Horn D’Arturo a ideare e realizzare in trent’anni di ricerche lo “specchio a tasselli”, oggi alla base dei telescopi più avanzati. Le lastre fotografiche – ricche di immagini puntiformi, e oggi di macchie ed emulsioni deteriorate dal tempo – sono state riprese mediante processi di ingrandimento e cinematografate.

    Read More